L’allarme droni sull’ex Ilva di Taranto è suonato poco dopo le 21 di venerdì sera. Quattro misteriosi apparecchi, infatti, sono stati avvistati dai vigilanti del grande colosso dell’acciaio, accomodato a pochi metri dal centro abitato del capoluogo jonico. Si sono avvicinati procedendo a distanza di sicurezza l’uno dall’altro. E hanno sorvolato i reparti dell’area a caldo del gigante siderurgico, da lungo tempo a produzione ridotta, si parla di circa un milione e mezzo di tonnellate all’anno di acciaio, effetto più evidente di un’agonia lunga tredici anni.

I misteriosi droni, neanche a dirlo, hanno violato proprio lo spazio aereo di alcuni dei reparti finiti sotto sequestro nel lontano luglio del 2012, quando esplose l’inchiesta “Ambiente svenduto”. Mentre il patron Emilio Riva e i suoi manager venivano arrestati con l’accusa di “disastro ambientale doloso” per i fumi e le polveri inquinanti sparate sui tarantini, quei reparti finirono sotto chiave con l’inquietante etichetta di essere fonte di “malattia e morte”. Nonostante questo, gli ingranaggi del vero cuore pulsante della grande fabbrica dell’acciaio mai sono stati fermati, se non per manutenzione. Eppure, evidentemente, il malconcio e costantemente sul mercato stabilimento di Taranto, un tempo orgoglio dell’industria italiana, capace di sfornare oltre otto milioni di tonnellate di acciaio all’anno, continua ad attirare attenzioni che, mai come in questo caso, sono tutte da scoprire e da interpretare.

Di certo l’altra sera nello stabilimento ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, la tensione è salita alle stelle. Quei droni manovrati da remoto hanno ripetutamente sorvolato il Grf, il reparto “Gestione rottami ferrosi”, le “Acciaierie” e il reparto “Trattamento scorie”. Poi si sono allontanati, sino a quando anche la loro luce di segnalazione è scomparsa nel buio della notte.

La presenza degli apparecchi, notata ad occhio nudo, è stata anche certificata dalle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza della fabbrica. I droni si sono infilati nei reparti facendosi strada tra i fumi sviluppati dalla lavorazione.

«Non erano dei giocattoli» – svela una fonte interna allo stabilimento. Ora quei video sono nelle mani degli investigatori della Digos, guidati dal dirigente Paolo Favia. E saranno trasmessi al procuratore capo Eugenia Pontassuglia. Agli inquirenti ora toccherà provare a comprendere la provenienza degli apparecchi non autorizzati e non identificati. Un quadro che lascia aperta la porta a ogni ipotesi: dalla più inquietante, visto anche il momento di grande tensione internazionale, alla meno allarmante.

Di certo l’incursione dei droni ha comportato un grosso rischio per la pericolosità dei reparti sorvolati, peraltro in un orario con una visibilità davvero precaria. La sconcertante intrusione è stata subito denunciata dai commissari di Acciaierie d’Italia in As. Dopo una pausa di riflessione, di quasi 24 ore e quando la notizia è cominciata a circolare, loro stessi hanno confermato il caso con una nota ufficiale.

«Acciaierie d’Italia Spa in Amministrazione straordinaria – informa – si legge nel documento – che nella serata del 19 settembre, la vigilanza interna ha rilevato la presenza di alcuni droni non autorizzati che sorvolavano l’area dello stabilimento siderurgico di Taranto. Gli avvistamenti sono stati immediatamente segnalati al comando dei Carabinieri e alla Digos, che hanno prontamente inviato proprio personale nei luoghi dell’avvistamento e attivato le procedure di competenza. Non si registrano conseguenze a persone o impianti, la cui sicurezza rimane la priorità assoluta per Acciaierie d’Italia. L’azienda provvederà ad adottare tutte le azioni necessarie, inclusa formale denuncia presso la Procura. Saranno inoltre presi contatti con l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) al fine di valutare le più opportune azioni per garantire la sicurezza degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, in considerazione del loro status di siti di interesse strategico nazionale».

In sostanza un allarme per tutti perché l’episodio non può essere sottovalutato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Clicca qui per leggere l’articolo sul sito ufficiale

Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_droni_non_identificati_area_a_caldo_cosa_e_successo-9079747.html