Stretta finale per la gara per la vendita dell’ex Ilva. La proposta del fondo americano Flacks Group, come scritto ieri, appare in vantaggio rispetto all’altro fondo Bedrock, anch’esso Usa.

Ieri i commissari delle due amministrazioni straordinarie, Ilva e Acciaierie d’Italia – rispettivamente proprietà e gestore degli impianti siderurgici – hanno tenuto un’ulteriore riunione per un nuovo punto sulle offerte dei due fondi che concorrono per l’insieme del gruppo siderurgico. Fondi che nel frattempo hanno fornito ai commissari i chiarimenti chiesti.

Il quadro finale sarà ora riportato al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e al comitato di sorveglianza. È da qui che verrà il via libera alla trattativa in esclusiva con il soggetto scelto. Trattativa che porterà alla definizione del contratto di vendita. Urso vuole concludere la cessione dell’ex Ilva nella prima parte del prossimo anno.

I piani

Flacks ha annunciato 5 miliardi di investimenti, una produzione di 4 milioni di tonnellate di acciaio, 8.500 assunti con proiezione a 10.000, presenza dello Stato al 40 per cento nella nuova società e impegno a riacquistare nel giro di qualche anno la quota statale pagandola tra 500 milioni-un miliardo. Il raffronto tra numero degli occupati – 8.500 – e quantità di produzione – 4 milioni di tonnellate – ha sollevato negli addetti ai lavori un rischio di squilibrio, considerato che l’ex Ilva va verso i forni elettrici la cui attività richiede un minore impiego di addetti rispetto agli altiforni.

Tuttavia fonti di fabbrica osservano che gli 8.500 occupati vanno messi in relazione al fatto che il siderurgico, prima della transizione, produrrà comunque con tre altiforni, che la riconversione verso l’elettrico e la decarbonizzazione richiederà non solo del tempo ma anche la demolizione dei vecchi impianti e la costruzione dei nuovi, e che infine occorre considerare la presenza dei Dri, gli impianti del preridotto che dovranno alimentare i forni elettrici, i quali richiederanno personale. «Con la riconversione – affermano fonti di fabbrica – di attività da fare ve ne saranno. Flacks in pole position? Vedremo le decisioni finali. Certo che Flacks quando nei giorni scorsi è venuto a vedere gli impianti con i suoi tecnici, è apparso molto determinato e deciso».

Intanto l’ex Ilva chiude il 2025 con una produzione leggermente superiore ai 2 milioni di tonnellate e rinnova per il prossimo anno l’accordo con i sindacati per il lavoro in smart working per una parte dei suoi dipendenti, 2.200 nel gruppo.

Il raggiungimento dei 2 milioni di tonnellate è stato già certificato a metà mese. A fine anno, quindi, si dovrebbe essere lievemente sopra questa soglia di produzione.

Si sono raggiunti i 2 milioni di tonnellate perché per quattro mesi, da gennaio ad aprile, la fabbrica ha marciato con due altiforni. L’1, riacceso il 15 ottobre dell’anno scorso, e il 4, che era già in funzione. Poi l’incendio del 7 maggio all’altoforno 1 e il sequestro senza facoltà d’uso da parte della Procura della Repubblica, ha messo fuori gioco quest’impianto, per il quale, ormai finite le attività di indagine, l’azienda ha di nuovo avanzato alla Procura un’istanza di dissequestro (la prima venne presentata in estate e fu respinta dalla Magistratura perché rilievi e campionamenti non erano ancora terminati).

Tornando alla produzione, anche se nel 2025, come nel 2024, ci sono stati 2 milioni di tonnellate, nelle buste paga dei dipendenti di AdI ad inizio 2026 non sarà rinnovata l’una tantum sul welfare. Tra l’altro, non ci sarebbero nemmeno le condizioni economiche, ma soprattutto stavolta sul tema non c’è stata alcuna intesa tra azienda e sindacati. Quella pagata a febbraio scorso fu infatti prevista dall’accordo di luglio 2024 sulla cassa integrazione straordinaria e venne erogata attraverso buoni spesa per un ammontare equivalente al 2 per cento dello stipendio annuo base di ciascun dipendente.

E ancora. Circa lo smart working, la nuova intesa azienda-sindacati conferma i contenuti di quella del 9 dicembre 2024 “in ogni sua parte e applicabile senza alcuna modifica. La sperimentazione realizzata nel 2025 – si sostiene – ha prodotto esiti complessivamente positivi contribuendo alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori senza pregiudicare l’efficienza dei processi operativi e organizzativi aziendali”. Quindi si prosegue e il nuovo accordo ha validità un anno, da gennaio a dicembre 2026. “Eventuali esigenze di aggiornamento o di armonizzazione – si specifica – saranno oggetto di specifico confronto a livello territoriale”.

«Lo smart working può essere utilizzato in base alle funzioni che il dipendente svolge – spiega Vincenzo La Neve della Fim Cisl -. L’accordo nuovo riprende gli stessi contenuti di quello del dicembre 2024, però siccome era in via sperimentale sino a dicembre 2025, abbiamo chiesto come Fim Cisl e Uilm un incontro per un eventuale allungamento e poi abbiamo fatto l’intesa».

«Si è chiesto anche di ampliare la platea dei beneficiari sempre rispetto alle funzioni. In futuro ci incontreremo per valutare questo aspetto. Parliamo di funzioni di staff, sicurezza, magazzini, commercio, sistemi informativi, tutte attività che si possono anche fare in smart working. Chi invece ha ruoli operativi, come i capi reparto, non può invece ricorrere al lavoro agile».

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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_vendita_commissari_fondi-9260411.html