«A me piacerebbe invitare il ministro Urso a Taranto. Anzi, spero che lui venga a parlare con la città. L’altro ieri è stato a Genova, e questo è apprezzabile per un uomo delle istituzioni, e mi piacerebbe – anzi, ne approfitto per invitarlo – che la prossima tappa fosse Taranto per ascoltare direttamente la voce dei cittadini e degli attori sociali».
Piero Bitetti, sindaco di Taranto, non si sente in difficoltà per il fatto che a Genova è stata trovata l’intesa su un forno elettrico nell’ex Ilva mentre a Taranto l’accordo, dopo l’intesa preliminare del 12 agosto al Mimit, deve essere ancora riempita di contenuti. A partire dagli impianti del preridotto di ferro (Dri) necessari ad alimentare gli stessi forni, ovvero dove farli (Taranto, Gioia Tauro?) e come approvvigionarli di gas, tema per il quale Urso ha riproposto l’approdo a Taranto della nave di rigassificazione.
«Noi con il ministro Urso e con le altre istituzioni abbiamo avviato in confronto – dice Bitetti in un colloquio con Quotidiano -, ma qui ciascuno deve mettere del suo, dando il proprio contributo per cercare di risolvere un problema che è grande per tutti. Tutti insieme dobbiamo costruire una prospettiva ecosostenibile. Non è facile, me ne rendo conto, ma c’è una città stanca, delusa, e che si sente tradita perché nel tempo le promesse non sono state mantenute». Non si facciano paragoni con Genova dove l’intesa istituzionale e sociale sul forno elettrico è stata già trovata, perché Taranto, avverte il sindaco, è realtà ben più complessa. «Abbiamo una città che patisce da troppi anni – prosegue Bitetti – e che è sfiancata da effetti devastanti sul piano ambientale e sanitario. È chiaro, quindi, che dove vi sono meno problemi, è anche meno faticoso cercare un punto di convergenza. Ormai si percepisce in modo chiaro che Taranto è stanca. Non le si possono chiedere altri sacrifici. Serve la garanzia dello spegnimento nel più breve tempo possibile delle principali fonti inquinanti. Continuare a dire che Taranto dev’essere come è stata, diventa difficile. Su questo ci siamo impegnati e questo stiamo facendo. Siamo pronti a confermare la nostra collaborazione, ma il tema di fondo è questo. Non ci sarà un ripensamento».
«Non c’è la possibilità di rinviare a data da destinarsi il raggiungimento degli obiettivi del processo di decarbonizzazione della fabbrica – evidenzia il sindaco – e noi non lo consentiremo. È un punto fermo. La produzione si deve prima adeguare al diritto alla salute dei cittadini e poi al resto. Urso ha riproposto la nave? Noi, per la verità, abbiamo chiesto al Governo maggiori investimenti nel territorio perché vogliamo superare la monocultura industriale. Taranto merita investimenti per la diversificazione, a partire dall’affermazione del porto, che è fermo. Ho letto – afferma Bitetti – che a Genova si è detto che se ci fossero due distinte proposte di investimento per il polo Nord e il polo Sud di Acciaierie e queste nel complesso dessero un saldo favorevole come produzione e occupazione, questa sarebbe una buona opportunità. Ma non ragioniamo in senso lato. Noi abbiamo chiesto investimenti. Il Governo è pronto nella cantieristica navale, nel potenziamento dei collegamenti e a finanziare le strutture dove fare la formazione? Non mettiamo sempre la questione sotto il ricatto occupazionale. Vogliamo rendere la città subalterna agli interessi nazionali? Ai lavoratori interessati dobbiamo garantire sostegno al reddito, condizioni sicure di lavoro o valide alternative. Sento dire dal ministro che con la nave di rigassificazione teniamo i livelli occupazionali in equilibrio, ma sento anche dire che dalle offerte che arriveranno il 15 settembre, si capirà quale è la domanda di Dri dei potenziali, nuovi investitori e se magari il Dri lo producono già per conto proprio, ma allora perché si ripropone la nave a Taranto? I Dri non creano importanti oscillazioni di occupazione, sono solo alcune centinaia, mentre qui si tratta di individuare soluzioni definitive per il futuro. Non ci sono più storie, noi non possiamo più prescindere se vogliamo davvero inaugurare una stagione basata su impegni precisi».
«Nelle ultime ore ci è stato notificato un ricorso di Acciaierie d’Italia» dice Bitetti in relazione all’impugnazione al Tar di Lecce da parte dell’azienda delle prescrizioni del comitato tecnico regionale dopo l’incendio di maggio all’altoforno 1 – si veda altro servizio in pagina -. «Ora – aggiunge – se qualcuno pensa che a Taranto si possa produrre a carbone in sfregio alla popolazione e ai livelli di equilibrio sanitario, ambientale e poi occupazionale, allora non ci siamo capiti. E a quel punto faremmo altre valutazioni come amministrazione. Noi vogliamo tenere la barra diritta a partire dai diritti costituzionalmente garantiti. Non possiamo parlare di Aia, seppure noi abbiamo espresso parere contrario e dettato una serie di condizioni, avere un documento di intenti, il 12 agosto, sulla decarbonizzazione e poi ricevere un ricorso da Acciaierie d’Italia».
D.Pa.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_invito_bitetti_urso_visita_citta_taranto-9046919.html
