Il problema dell’ex Ilva e la perdita di posti di lavoro nella fabbrica e nell’indotto, può causare a Taranto anche problemi di sicurezza. Lo evidenzia il sindaco Piero Bitetti nell’audizione di ieri alla commissione Industria del Senato sull’ultimo decreto legge sull’ex Ilva chiedendo un potenziamento delle forze dell’ordine. Il decreto in questione è quello che prevede fondi per la continuità della fabbrica (i 108 milioni residui dai precedenti 200) e quasi 20 milioni (8,6 per il 2025 e 11,4 milioni per il 2026) per l’integrazione economica della cassa integrazione ai dipendenti di Acciaierie d’Italia.

«Abbiamo reati crescenti – afferma il sindaco – i reati minori, quelli che molto spesso la popolazione si sente costretta a fare per portare il pane a casa. Parliamo di furti, si rivedono gli scippi, le cosiddette spaccate alle attività commerciali. È ripresa una dinamica legata alle truffe. Dati che vedono certamente una città in difficoltà. L’economia prevalente del territorio è legata alla siderurgia e questo non ci dà particolari margini di manovra» – sostiene Bitetti. «Immaginiamo – continua – che le risorse necessarie per bonificare siano tanto quelle per riconvertire la fabbrica dal carbone ai forni elettrici». E sulle conseguenze occupazionali della decarbonizzazione dell’ex Ilva, il sindaco dichiara: «Immaginiamo che almeno la metà degli attuali dipendenti diretti, non troverebbero soluzioni. E poi c’è da considerare l’indotto. Parliamo sempre di migliaia di lavoratori, con una età media che va dai 45 ai 55 anni, e quindi di difficile riqualificazione e di difficile ricollocazione. Parte di questi lavoratori possono trovare soluzione in alcuni dei progetti che ci sono stati presentati venerdì al Mimit. Parlo di alcuni progetti, poiché gli altri li vedo difficili in quanto legati ad altre economie. Chiedo quindi cosa il Governo intenda fare per risolvere la questione Taranto, di una città che si è sempre sacrificata per il bene del Paese e che oggi si sente piuttosto isolata. Anche il minor sforzo che veniva fatto per il territorio, è venuto meno» – aggiunge Bitetti, richiamando il taglio di un milione di euro ai Comuni di Statte e Taranto da parte del Mase per il ristoro ambientale. Soldi destinati ai servizi aggiuntivi di pulizia di strade e scuole nelle aree più esposte all’inquinamento. Taglio avvenuto nell’ambito della nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata a luglio all’ex Ilva. Nella discussione emerge anche il tema del gas. Quello che serve ad alimentare impianti di preridotto e ai forni elettrici. «Non riteniamo obbligatoria la presenza della nave di rigassificazione» sottolinea il sindaco, confermando un no espresso più volte. «Il tema del gas – prosegue Bitetti – pare che sia superato, nel senso che le quantità di gas chieste sono reperibili onshore con la possibilità di un eventuale potenziamento delle quantità attualmente fornite allo stabilimento».

E sul mancato arrivo della nave rigassificatrice viene chiesto in commissione Industria sia al presidente uscente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che al sindaco di Genova, Silvia Salis, entrambi auditi sul decreto, se abbiano fatto tentativi di moral suasion sul sindaco di Taranto affinché cambiasse idea sul punto. Risponde Emiliano:

«Sul territorio di Taranto, oltre all’ipotesi della nave rigassificatrice – sulla quale noi non abbiamo eccezioni specifiche -, c’è la possibilità di rafforzare il trasporto e il recapito del gas attraverso pipeline di vario genere. Ci risulta anche che sia stato presentato al Mase, per la valutazione del caso, un progetto di un rigassificatore fisso che dovrebbe essere previsto sul molo polisettoriale. Potrebbe essere molto utile a una strategia, che speriamo possa essere affidata al commissario, che consenta di tenere insieme le esigenze della siderurgia con quelle complessive della reindustrializzazione dell’area. Ci rendiamo conto – aggiunge Emiliano – che chiedere ancora sacrifici, in questo caso più che di natura ambientale, legati al pericolo di incidenti rilevanti che una nave rigassificatrice comporta, è un rischio che bisogna correre solo se assolutamente necessario e per il periodo assolutamente necessario. Ma siamo anche convinti che ci siano altre forme per portare il gas a Taranto e quindi vanno valutate senza petizioni di principio ideologiche e senza far diventare le scelte di tipo energetico, dei totem a fini elettorali per caratterizzare le singole forze politiche. In questo senso – rileva Emiliano – abbiamo svolto sino ad oggi una moral suasion nei confronti del Comune di Taranto. Allo stato il Comune non ci ha dato riscontro positivo e ovviamente il nuovo presidente della Regione avrà il compito di stabilire con il Governo se sia il caso di seguire il modello Piombino oppure no. Un parere personale? Non lo do, metterei in imbarazzo il nuovo presidente e non è nelle mie intenzioni».

Moral suasion per la nave del gas da parte di Genova su Taranto? «Sono posizioni politiche che ogni città si sente di assumere» – risponde il sindaco ligure Salis. «Lì c’è un tema di stress sociale e di pregresso che è completamente diverso da quello di Genova. Non mi sono sentita di fare nessun intervento su quella che è una decisione di politica locale. Il sindaco si assume la responsabilità nel portarla avanti con tutte le conseguenze».
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_sindaco_bitetti_allarme_senato_rischi_fronte_sicurezza-9235833.html