Una storia infinita. E interrogativi che si ripetono puntualmente da anni: che fine ha fatto l’impianto della raccolta pneumatica di rifiuti alla Salinella? Quali sono i tempi dell’attivazione dell’avveniristica struttura che giace in un limbo dopo l’investimento di tante risorse?
Qualcosa, forse, si saprà lunedì prossimo quando le organizzazioni sindacali hanno in programma una riunione col sindaco Piero Bitetti. Si parlerà del futuro di Kyma Ambiente, del contratto di servizio che è in proroga anch’esso da anni e fotografa una situazione ante Covid. E, appunto, del famoso impianto che, secondo fonti istituzionali e sindacali, ha un problema di gestione economica. In pratica, si tratterebbe di un impianto altamente energivoro su cui bisognerebbe stanziare parecchi fondi. A questo si aggiungano altri costi, tra cui la formazione del personale di cui dovrebbe occuparsi una società spagnola.
I costi stimati
Per quantificare e avere una stima dei costi, c’è un documento fondamentale che aveva già dato degli indirizzi e sarebbe stato proposto come corollario al contratto di servizio attualmente in vigore. Poi, caduta l’amministrazione Melucci, non se n’è fatto più nulla. Si tratta del “Piano economico gestionale dell’impianto di Trasporto Pneumatico rifiuti sito in Via Golfo di Taranto”. Elaborato a dicembre dello scorso anno dalla precedente gestione societaria di Kyma Ambiente guidata dall’ex presidente Giampiero Mancarelli, il prospetto fornisce indicazioni precise. Il sistema di raccolta e trasporto pneumatico è stato progettato a servizio di una zona della città di Taranto che registra una popolazione complessiva di circa 12000 abitanti. Esso è costituito da una rete sotterranea di tubazioni lunga circa 7 km, nella quale i rifiuti vengono trasportati dal luogo di conferimento ad una centrale di raccolta, in cui vengono compattati in container chiusi ermeticamente prima di essere trasportati fino ai centri di trattamento finali. Il trasporto dei rifiuti è reso possibile attraverso la realizzazione di un flusso d’aria generato nella rete attraverso l’azione di tre ventilatori centrifughi (turbo estrattori) in serie. I rifiuti sono conferiti dall’utenza del quartiere in 28 isole (unità di conferimento), ciascuna dotata di 4 colonnine di conferimento dedicate ciascuna ad una specifica frazione di rifiuto (organico, plastica e metalli, carta e cartone, secco residuo indifferenziato); le colonnine interfacciano, in modo sicuro, l’utente alla rete di trasporto attraverso un buffer di accumulo intermedio. L’immissione del rifiuto all’interno della rete di trasporto avviene mediante apposite valvole di scarico situate alla base del buffer di accumulo temporaneo al di sotto del livello stradale.
I costi annuali di gestione sono stimati in oltre 986mila euro annui per un canone mensile che si attesterebbe a più di 82mila euro. Sui costi finali incidono per lo più i costi del personale (481mila euro): sono previsti nell’organigramma un responsabile della struttura, due addetti al riconoscimento delle utenze, tre alle aree esterne, due alle aree interne, un addetto amministrativo, due alla sala pesa e movimentazione e dodici facilitatori per assistenza utenza. Tra gli altri costi, il piano considera 125mila euro annui per la gestione (sorveglianza, pulizia, attrezzature), 84mila per la manutenzione ordinaria e 48mila per quella straordinaria. Il costo dell’energia sarebbe consistente, come anticipato: si stimano utenze per più di 67mila euro all’anno di cui 47mila per l’energia elettrica. Si era ipotizzata anche l’installazione di pannelli fotovoltaici per mitigare queste spese.
Ovviamente, il ragionamento va fatto in un’ottica globale: ci sarebbero questi costi di circa 82mila euro mensili, ma altrettanto vero è che si risparmierebbero altre risorse come per esempio quelle per i camion e il personale. Non solo: si avrebbe un oggettivo miglioramento della differenziata e anche questo abbatterebbe i costi dei conferimenti in discarica.
Di certo, come ha spiegato l’assessora Gravame, l’attivazione dell’impianto passa necessariamente per il contratto di servizio in scadenza a fine dicembre. Ma senza passaggi in commissione consiliare ed eventualmente in consiglio comunale, il destino dell’infrastruttura resta in sospeso.
A.Pig.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/impianto_raccolta_pneumatica_rifiuti_fermo_al_palo_da_anni_costi_alti_vertice_bitetti_sindacati-9168784.html
