Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, mette in fermata l’altoforno 4, l’unico da mesi in marcia nello stabilimento. L’impianto si fermerà per 24 ore il 5 novembre e per 72 ore il 10 novembre. Sono fermate che servono all’azienda per effettuare gli interventi di manutenzione necessari a tenere in regolare attività l’altoforno, che ad ottobre non si è mai fermato ed ha avuto in media una produzione di circa 4.500 tonnellate di ghisa al giorno.

Con una produzione al minimo storico, un solo altoforno in marcia e due, l’1 e il 2, fermi per ragioni diverse, Acciaierie non può correre il rischio di restare a terra anche con l’unico impianto attivo poiché ci sarebbero impatti pesanti.

Di qui la necessità di tenere sotto osservazione Afo4 e fare tutte le cose finalizzate ad evitarne lo stop. In questa fase AdI sta infatti cercando di traguardare senza ulteriori complicazioni gli ultimi due mesi dell’anno in attesa di avere una schiarita sugli altri due altiforni. L’uno, che dopo un periodo di inattività era stato riacceso a metà ottobre 2024 dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, è ancora sotto sequestro senza facoltà d’uso da parte della magistratura dopo l’incendio del 7 maggio ad una delle tubiere. Il 27 e il 28 scorsi ci sono stati gli ultimi campionamenti nell’area dell’impianto. La Procura già da alcune settimane ha nominato un secondo consulente – Donato Firrao, già docente di Metallurgia al Politecnico di Torino -, il quale si unisce a Paola Russo, ordinario di Chimica industriale e tecnologica all’Università La Sapienza, incaricata pochi giorni dopo il fatto.

Adesso l’ex Ilva attende che sia formalizzato il verbale relativo alla conclusione delle attività di indagine in modo da poter presentare di nuovo l’istanza di dissequestro. Una prima istanza era già stata presentata ad agosto ma respinta dall’autorità giudiziaria. L’altoforno 1 ha acceso anche una polemica tra ministro e Magistratura. Urso, che era già intervenuto criticamente a maggio ricevendo una risposta del procuratore capo Eugenia Pontassuglia, ha nuovamente polemizzato sui tempi della perizia giudiziaria nel question time al Senato del 9 ottobre, quando ha reso noto che i danni provocati dalla gestione ArcelorMittal, precedente all’attuale amministrazione straordinaria, ammontano a circa 4 miliardi. In quell’occasione sull’altoforno sequestrato Urso ha dichiarato: «La perizia è cominciata l’1 ottobre, cinque mesi dopo. Cinque mesi per iniziare una perizia, non per concluderla. L’altoforno é unico per questo motivo e ovviamente non può produrre più di due milioni di tonnellate».

Le parole del ministro

E l’altro ieri Urso è tornato sul tema affermando: «Circa sei mesi fa è stato posto sotto sequestro probatorio uno dei due altiforni in funzione all’ex Ilva. Finalmente è iniziata la perizia. Cinque e più mesi per iniziare la perizia. Dopo quanto emerso per il ponte sullo Stretto, c’è stata una levata di scudi da parte delle associazioni che rappresentano imprese, mondo del lavoro e produzione. Purtroppo, ancora oggi, la giustizia è un problema anche per quanto riguarda le imprese, la produzione, il lavoro italiano. Mi auguro che ci sia la piena consapevolezza e responsabilità di cosa questo significhi per il nostro Paese».

Per l’Afo1, quindi, l’azienda, che contava in una risposta positiva già a settembre, attende il responso dei giudici. E comunque anche in caso di dissequestro, l’impianto certo non potrà tornare subito in marcia. Invece per Afo2, inattivo da molto più tempo, i sindacati dicono che Acciaierie sta facendo i lavori per farlo ripartire entro fine anno. Una ripartenza che potrebbe costituire un piccolo segno positivo, considerato che il 4 dovrà comunque essere fermato ai primi del 2026.

Intanto sulla cassa integrazione straordinaria, nei prossimi giorni sono previsti gli incontri di monitoraggio tra azienda e sindacati. Il 12 si parlerà delle aree laminazione, tubifici, logistica ed enti centrali, il 13 dell’area ghisa e delle officine centrali e il 14 dell’acciaieria. Sull’impatto della cassa, i sindacati dicono di non avere dati precisi, ma dalle indicazioni che arrivano dai lavoratori emerge che in più reparti la cassa è in costante aumento.

La nuova richiesta di Acciaierie prevede che su 4.450 cassintegrati nel gruppo, 3.800 siano a Taranto. E una diminuizione dei numeri, osservano i sindacati, dipende da quando ripartiranno gli altiforni ora inattivi. Infine, per l’indotto si attende la scadenza del 20 novembre per vedere se ci sono o meno problemi con gli stipendi. A ottobre, con le retribuzioni di settembre, non ce ne sono stati. Tuttavia il sindacato teme che a fronte dei maggiori lavori di manutenzione chiesti alle imprese da Acciaierie, quest’ultima non riesca poi a pagare tutte le fatture emesse dall’indotto, generando così contraccolpi.
 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_doppia_fermata_afo4_produzione_ridotta-9161284.html