
martedì 28 ottobre 2025, 19:16 – Ultimo aggiornamento: 20:31
«Il governo ci dica cosa intende fare per l’ex Ilva perché non c’è più tempo e la strada è una sola: l’intervento pubblico». È la richiesta unanime dei sindacati che tornano a pressare sul futuro dell’acciaieria di Taranto dopo il rinvio all’11 novembre della convocazione a Palazzo Chigi. Una cinquantina di lavoratori, insieme ai leader di Fim, Fiom e Uilm, ha organizzato nel pomeriggio un presidio presso la Galleria Alberto Sordi chiedendo «più rispetto» e manifestando il rischio di chiusura degli stabilimenti. Poco dopo i responsabili sindacali del settore siderurgia sono stati ricevuti a Largo Chigi da una delegazione tecnica della presidenza del Consiglio, alla presenza di Stefano Caldoro, consigliere della presidente del Consiglio per i rapporti con le parti sociali. Ma ai sindacati non basta, chiedono un confronto diretto con i ministri e chiarezza su un futuro che appare sempre più compromesso. «Non sono più in grado di raccontarci cosa hanno intenzione di fare» per l’ex Ilva, ha dichiarato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. «Ancora continueremo a sfidarci – ha proseguito – ma noi non ci stancheremo, perché continueremo a spiegare quali sono le nostre ragioni: lavoro, rispetto dell’ambiente, transizione». Secondo Palombella «il governo ha capito e covato anche l’idea che si possano chiudere gli stabilimenti in Italia». Per il leader della Uilm resta un «atto grave» la procedura di cassa integrazione per 4.500 lavoratori fatta «senza accordo sindacale». Si profila un «delitto industriale» per il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, che rimarca come il Paese non possa «permettersi la chiusura di questo stabilimento».

«Il governo brancola nella nebbia, non abbiamo alcuna proposta chiara rispetto a un progetto di rilancio industriale e ci preoccupa il rinvio della convocazione all’11 di novembre», ha sottolineato Uliano, secondo cui è l’esecutivo a doversi far carico di un progetto di ripartenza diventando «imprenditore».
La richiesta di intervento diretto dello Stato è stata evidenziata anche dal coordinatore nazionale del settore siderurgia della Fiom, Loris Scarpa, secondo cui serve trovare una soluzione anche «attraverso un impegno pubblico». «Non possiamo stare ai tempi del governo e della politica», ha detto Scarpa, lanciando l’allarme sulla condizione degli stabilimenti che ha definito «di una gravità assoluta» con «il rischio di fermata e compromissione degli impianti per carenza di risorse e manutenzione». «Questa fantomatica decarbonizzazione rischia di saltare. Si corre dietro a bandi fantoccio che non ci sono la strategicità dell’acciaio nel Paese», ha concluso Scarpa, spiegando di aver ribadito questi concetti anche alla rappresentanza del Pd, e alla segretaria Elly Schlein, nel corso di un incontro prima del presidio.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_taranto_protesta_sindacati_palazzo_chigi_cosa_succede-9155001.html
