
mercoledì 15 ottobre 2025, 19:43
È arrivata la convocazione ufficiale del governo ai sindacati metalmeccanici per un aggiornamento sulla situazione del gruppo Acciaierie d’Italia. Il capo di gabinetto del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Nicola Guerzoni, ha invitato Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl Metalmeccanici e Federmanager a partecipare a una riunione con una delegazione governativa in programma martedì 28 ottobre, alle ore 18.00, presso la Sala Verde di Palazzo Chigi.
Lo sciopero
L’incontro arriva alla vigilia della mobilitazione e dello sciopero nazionale in tutti i siti del gruppo ex Ilva che si terrà domani, 16 ottobre.
Ventiquattr’ore di stop in tutti i siti del gruppo, proclamate da Fim, Fiom e Uilm, per rompere un silenzio che i sindacati definiscono «intollerabile» da parte del governo. Nelle ultime ore, tra gli impianti ridotti al minimo, si sono tenute le assemblee con gli operai diretti e dell’appalto all’interno dello stabilimento, mentre i lavoratori di Ilva in Amministrazione straordinaria – in cassa integrazione da novembre 2018 – si sono ritrovati in un hotel della città.
Il bando
Nel mirino anche il bando di vendita di Acciaierie d’Italia, chiuso con dieci offerte, due delle quali per l’intero gruppo da parte di fondi americani. In realtà, la trattativa – ancora in corso per provare a migliorare la proposta – sarebbe concentrata su Bedrock Industries, che avrebbe messo sul piatto un euro per l’acquisto degli asset e presentato inizialmente un piano «lacrime e sangue»: appena duemila addetti a Taranto e un migliaio nel resto del Paese, a fronte dei 10.700 attuali. «Serve un piano industriale vero – incalzano Fim, Fiom e Uilm – che unisca tutela del lavoro, decarbonizzazione e rilancio produttivo.
No allo spezzatino del gruppo».
I sindacati
Per Francesco Brigati, segretario territoriale della Fiom Cgil, «stanno emergendo numeri drammatici: solo su Taranto si parlerebbe di seimila esuberi, ai quali vanno aggiunti i 1.500 di Ilva in As e il mondo dell’appalto. È una macelleria sociale». Duro anche Valerio D’Alò, della segreteria nazionale Fim: “È ora che i lavoratori dicano la loro. Il governo non ci permette di contrattare il futuro, mentre un bando di cui non si conoscono i contenuti rischia di cancellare anni di sacrifici. Chiediamo un intervento pubblico deciso per riavviare gli impianti e garantire sicurezza, stabilità e salute». Davide Sperti, segretario generale Uilm Taranto, avverte invece che «il nemico più difficile da battere è la rassegnazione. Speravamo che la gestione commissariale aprisse un nuovo capitolo, invece sembra un tragico gioco dell’oca, dove le pedine sono vite umane». Domani sarà ancora Taranto il centro della protesta con presidi alle portinerie dalle 6, concentramento alle 7.30 e corteo alle 8 dallo stabilimento verso Palazzo di Città, dove si terrà un sit-in, maltempo permettendo. «La nostra mobilitazione – spiegano i sindacati – è un atto di riscatto collettivo. Il futuro è nelle nostre mani, e andremo a conquistarlo».
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_domani_lo_sciopero_e_il_governo_convoca_i_sindacati-9129178.html
