«Taranto è stata spesso umiliata. Abbiamo le criticità, certo, ma abbiamo anche bisogno di un narrazione più attenta e non superficiale. Si parli dei problemi di Taranto ma anche delle potenzialità. E non è una difesa d’ufficio di Taranto. È anche molto altro. Perché una buona reputazione attrae investimenti, la cattiva li allontana». Il sindaco Piero Bitetti coglie l’occasione della presentazione dei nuovi progetti d’impresa da parte di Confindustria Taranto, ieri a Roma nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, per lanciare un messaggio cogliendo l’occasione della presenza del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e del sottosegretario alla presidenza, con delega per il Sud, Luigi Sbarra.

«Taranto – dice il sindaco – possiede tutte le carte per esser uno dei simboli del Sud che non si piange addosso. Diversificazione produttiva e valorizzazione del capitale umano non sono parole. È un percorso iniziato e in esso ci sono le imprese, gli imprenditori e anche quei politici che allo scontro ideologico, preferiscono il pragmatismo».

La replica

L’appello di Bitetti ad un racconto diverso della città che non ne svilisca la reputazione e la credibilità, suscita però dei distinguo da parte di Orsini e di Urso. Dichiara il presidente di Confindustria, intervistato dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini: «Sindaco, lei ha parlato di “reputation” della città, ed è vero, però deve esserci anche la “reputation” della città a non lasciare 12-15mila persone a casa. Quella è un’altra “reputation” di peso. Io capisco che la nave rigassificatrice sia un problema per il territorio, però noi stiamo perdendo delle grandi opportunità. Non mi compete la parte politica – rileva Orsini – ma oggi questo Paese ha bisogno di avere l’acciaio e di quel tipo di acciaio che esce dall’Ilva. L’Ilva è per noi è un asset strategico, soprattutto ora che stiamo pensando ad un piano per la Difesa. Serve quindi una grande responsabilità sociale e ambientale perché le due cose stanno insieme. Noi cercheremo di essere fattibili e concreti – sottolinea Orsini sull’ex Ilva, promettendo il sostegno di Confindustria al ministro Urso – ma così come è impostata, credo che si perda una grande possibilità di rilancio di Taranto».

Il ministro

Netto lo stesso ministro che cita due esempi, evidentemente per lui sfavorevoli. Il primo è la nave di rigassificazione per alimentare i forni elettrici e gli impianti del preridotto di ferro, con il polo del Dri che andrà probabilmente nell’area del porto di Gioia Tauro. Il secondo, invece, è l’allontanamento di Renexia, la società che dovrebbe realizzare in Abruzzo, tra Vasto e Ortona, lo stabilimento per la costruzione delle turbine eoliche che aveva pensato di fare a Taranto.

Afferma Urso sul Dri: «Abbiamo preso atto in assoluto rispetto della posizione espressa dal Comune di Taranto contro la nave di rigassificazione. Non entro nel merito. Ne prendo atto. Quello che pensavamo potesse insediarsi verosimilmente a Taranto, si realizzerà altrove». E su Renexia il ministro evidenzia: «Renexia intendeva investire a Taranto, ma ha dovuto rinunciare e ha deciso di andare in Abruzzo. Bisogna creare un contesto favorevole all’accoglienza. Se il contesto locale è respingente e appare contro l’industria, se ci sono freni nella realizzazione reale, se non tutti gli attori non lavorano nella stessa direzione, è evidente che ci sono anche altre aree del Paese dove poter investire». Per Urso, «bisogna contribuire a costruire, non bisogna solo chiedere».

Ma dal convegno al Senato esce anche la proposta – e la lancia il ministro – di usare per i nuovi investimenti le aree inutilizzate del porto e quelle che non serviranno più all’ex Ilva decarbonizzata. Queste ultime sono state quantificate in 130 ettari e per il ministro non hanno bisogno di essere bonificate.

«Abbiamo da oltre sei mesi attivato un tavolo al ministero, che si è riunito già cinque volte, in cui sono stati illustrati oltre dieci progetti di industrializzazione o di reindustrializzazione dell’area di Taranto – afferma Urso -. Altri sono stati presentati in questo significativo meeting di Confindustria. Noi – prosegue – stiamo procedendo nel supportare questi progetti e anche nell’individuare le aree dove possono essere realizzati». A partire dalle «aree importanti e significative dell’ex Ilva che non sarebbero più utilizzate per la siderurgia e per gli impianti green e che quindi potrebbero subito essere messe a disposizione delle imprese che vogliono investire nell’area. Le imprese che hanno presentato progetti – rileva Urso – operano nei settori della carpenteria, del ferroviario, della cantieristica, della nautica e della conservazione del freddo. Questo ed altri progetti potrebbero trovare collocazione nelle aree libere dagli impianti siderurgici o nelle aree di competenza dell’Autorità portuale. C’è bisogno che si lavori tutti insieme, nella stessa direzione, per rilanciare un polo industriale che dovrà sempre contare sugli impianti siderurgici nella piena decarbonizzazione, ma che dovrà dare altre e più significative risposte all’area». Per Urso, «quando si procede alla veloce decarbonizzazione, come sollecitato anche dagli enti locali, la transizione è più breve e quindi dobbiamo dare una risposta a quei lavoratori che non potrebbero più essere impiegati nell’area siderurgica o nell’indotto perché tutti sono consapevoli che i forni elettrici necessitano di molta meno occupazione rispetto agli altiforni». 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/taranto_confindustria_confronto_su_ex_ilva_e_progetti_per_il_futuro-9115199.html