L’indotto dell’ex Ilva sta ricevendo i pagamenti, ci sono richieste per manutenzioni, ripristini e rifacimenti nel siderurgico di Taranto – quest’ultimi riguardano gli altiforni attualmente fermi -, ma tuttavia è anch’esso preoccupato, come lo sono i sindacati, per gli sviluppi della gara per la vendita di Acciaierie d’Italia.

Per i pagamenti, alla fine di ogni mese le fatture vengono cedute a Sace (il gruppo assicurativo-finanziario partecipato dal ministero dell’Economia e specializzato nel sostegno alle imprese) e a General Finance (istituto che si occupa del finanziamento alle imprese attraverso l’anticipazione dei crediti commerciali) e da qui, una volta vistate da AdI, seguono l’iter per il pagamento. E anche sui lavori da farsi, si registra un po’ di movimento. «Il punto, però – spiega Nicola Convertino, presidente di Aigi, l’associazione delle imprese -, non è tanto il contingente, quanto la prospettiva dell’azienda».

Anche il mondo imprenditoriale concorda sul fatto che la gara per la vendita dell’ex Ilva è stata al di sotto delle aspettative, specie se le verifiche dei commissari dell’amministrazione straordinaria dovessero confermare che un solo gruppo è realmente interessato ad acquisire Acciaierie per intero. Questo perché l’unica offerta vera, per quanto molto bassa sia sul versante economico che su quello occupazionale (rispettivamente un euro e tremila addetti complessivi), sarebbe venuta dagli americani del fondo Bedrock, mentre solo una manifestazione di interesse sarebbe quella dell’altro fondo statunitense, Flacks Group.

La voce delle imprese

«Vogliamo sperare – aggiunge Convertino – che il Governo abbia comunque un piano per l’ex Ilva. La regolarità nei pagamenti delle fatture e la programmazione dei lavori futuri indicherebbe che si vuole andare avanti».

Intanto l’indotto attende sempre che si sblocchi una parte dell’avanzo di amministrazione del 2024 della Regione Puglia a copertura dei crediti maturati mesi addietro dalle imprese verso Acciaierie. «Aspettiamo la pubblicazione del bando – afferma Convertino -. È stato più volte annunciato in uscita nelle ultime settimane, l’avremmo dovuto ricevere giovedì scorso, e invece ancora nulla. Attendiamo adesso questa settimana». La quota che la Regione metterà a disposizione è di 24 milioni circa. Lo strumento sarà quello del “de minimis” con un contributo a fondo perduto. L’erogazione avrà un tetto massimo del 30 per cento con un massimo di 300mila euro a impresa a valere sui crediti riconosciuti prededucibili. Le imprese devono avere sede operativa in Puglia.

La possibilità per la Regione di mettere a disposizione dell’indotto una quota dell’avanzo di amministrazione è stata chiesta al Governo dalla stessa Regione e poi normata in uno degli ultimi decreti legge sull’ex Ilva che ha previsto un intervento specifico in proposito. In una riunione tenuta il 17 giugno a Bari, presenti AdI e associazioni delle imprese, l’assessore regionale alle Crisi industriali, Serena Triggiani, presentò il meccanismo e annunciò che molto probabilmente sarebbe stato operativo a luglio con l’erogazione delle risorse a partire da ottobre. Tuttavia, stando alle imprese, non si vedono ancora riscontri.

I sindacati

«Per i lavoratori dell’indotto – spiega Mimmo Amatomaggi della Uilm – il mese scorso abbiamo registrato qualche ritardo da parte di due-tre aziende nel pagamento della retribuzione di settembre. Hanno prima versato un acconto e poi, nel giro di qualche giorno, provveduto a saldare. Adesso attendiamo di vedere che accadrà dal 20 ottobre, quando giungeranno a scadenza gli stipendi di settembre. Nel frattempo, non stanno arrivando nuove procedure di cassa integrazione ordinaria e questo è positivo. Ci sono solo un paio di casse straordinarie aperte già nei mesi scorsi. Una di queste riguarda la Semat Engineering, che l’ha chiesta per 250 addetti ma in realtà la sta usando per una trentina. Lavoratori che alternano due settimane di cassa integrazione a due di lavoro. Semat Engineering subisce i contraccolpi della fermata dell’altoforno 1 dopo l’incendio di maggio e il sequestro». 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_le_imprese_locali_indotto_attivita_ma_si_teme_la_vendita-9109088.html