Manca poco alla presentazione del ricorso con il quale le associazioni e i movimenti ambientalisti impugneranno al Tribunale amministrativo la nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata ad Acciaierie d’Italia dalla conferenza dei servizi il 17 luglio e licenziata poi nello stesso mese da un decreto del ministero dell’Ambiente. Aia che, prendendo il posto di quella scaduta ad agosto 2023 e in proroga, autorizza l’ex Ilva a produrre per 13 anni con gli attuali tre altiforni a carbon coke un massimo di 6 milioni di tonnellate l’anno in attesa di decarbonizzare la produzione attraverso i nuovi forni elettrici. Su quest’Aia nuova si sono espressi a favore i ministeri. Dissenzienti invece la Regione Puglia e gli enti locali (Comuni di Taranto e di Statte e Provincia di Taranto), anche se nei lavori del gruppo tecnico istruttore conclusi ai primi di giugno, Regione ed enti locali, pure presenti, si erano detti a favore, tant’è che hanno deliberato insieme al resto del gruppo istruttore, le 470 prescrizioni ambientali che costituiscono l’ossatura dell’Aia.

I dettagli

Il ricorso al Tar sarà solo delle varie sigle ambientaliste. Non lo presenterà invece l’amministrazione comunale, benché insistentemente sollecitata, in quanto ritiene che non vi siano presupposti tali da attribuire chance di risultato ad un’azione legale. Il ricorso lo sta scrivendo Michele Carducci, ordinario di Diritto costituzionale comparato e climatico ad Unisalento. Ha già redatto la parte in fatto e ora sta preparando quella in diritto. Lo affiancano gli avvocati Rizzo Striano, Amenduni e Macrì. I primi due sono anche i legali del gruppo di cittadini tarantini e dell’associazione “Genitori Tarantini” che hanno chiesto al Tribunale di Milano (Milano è la sede legale di Acciaierie) un’azione inibitoria contro l’azienda, ritenendo la sua produzione dannosa alla salute e all’ambiente. In proposito, la nuova udienza è fissata per il 9 ottobre.

Il ricorso sarà contro il ministero dell’Ambiente e verrà presentato da Medici per l’ambiente Isde Italia, Genitori Tarantini, Giustizia per Taranto, Peacelink, Comitato ambiente e salute per Taranto, Comitato cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti e Lmo, sigla che sta per lavoratori metalmeccanici organizzati. Interessata anche Acciaierie d’Italia. Si chiederà l’annullamento o la declaratoria di nullità dell’Aia. Non c’è ancora una data precisa per l’impugnazione. I promotori dell’iniziativa non vorrebbero aspettare l’ultimo momento ma depositare l’atto un po’ prima perché, affermano, «è probabile che lo faccia anche Acciaierie d’Italia per motivi opposti». Dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale ci sono 60 giorni per andare al Tar. Stando al calendario, essendo l’Aia di fine luglio, sarebbero già trascorsi, ma ad agosto c’è la sospensione dei termini e quindi i tempi per il ricorso non sono ancora scaduti.

In sintesi, i motivi principali del ricorso chiamano in causa gli impegni che l’Italia ha sottoscritto per fronteggiare la crisi climatica. Si contesta il fatto che nella nuova Aia non si faccia riferimento al contenimento delle emissioni di CO2 e al rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia rispetto alla riduzione emissiva. C’è poi una parte che riguarda la mancata applicazione della convenzione di Aarhus, ovvero partecipazione e coinvolgimento del cosiddetto pubblico interessato su diversi punti ritenuti importanti. La convenzione, sottoscritta nel 1998 ed entrata in vigore nel 2001 – fu sottoscritta nella città danese di Aarhus -, è sull’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Inoltre, vengono contestati punti specifici dell’Aia: assenza totale di decarbonizzazione, Valutazione dell’impatto sanitario (in sigla Vis) e tutela della salute. La Vis presentata l’anno scorso da Acciaierie, dicono i promotori del ricorso, contrasta con le valutazioni di danno sanitario degli enti pubblici, Arpa Puglia, Aress Puglia (sono rispettivamente le Agenzie regionali per l’ambiente e la salute) e Asl Taranto. Si sostiene che la Valutazione di danno sanitario rilasciata dal tavolo tecnico regionale post operam – cioè dopo il completamento degli interventi dell’Aia – e su una produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, evidenzia un rischio sanitario non accettabile. Il rapporto è del 2024 e oltre all’ex Ilva, comprende anche le altre aziende dell’area soggette a emissioni: Eni raffineria e centrale elettrica, Cisa, Appia Energy, AdI Energia, Ecologica, Kyma Ambiente, Italcave, Hidrochemical.

Con un ricorso, Acciaierie d’Italia – si sostiene – avrebbe chiesto l’annullamento di questo rapporto. Che è stato poi tradotto in una relazione di 22 pagine mandata ai vertici regionali, relazione che per gli ideatori del ricorso “smonta completamente la Valutazione di impatto sanitario” di Acciaierie che ha parlato invece di rischio “ampiamente accettabile per tutti gli organi bersaglio considerati”.

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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/aia_ex_ilva_quasi_pronto_ricorso_associazioni_no_comune-9103383.html