Si accende la vicenda ex Ilva di Taranto a tre giorni dalla conclusione della gara per la vendita che ha visto l’arrivo di dieci offerte, di cui due di altrettanti fondi americani per l’intero gruppo. C’è infatti uno strappo tra le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm da un lato e il Governo e Acciaierie d’Italia dall’altro. Motivo: il mancato rinvio dell’incontro di ieri mattina sull’estensione della cassa integrazione. Incontro che il ministero del Lavoro ha confermato benché le sigle metalmeccaniche ne avessero chiesto insistentemente lo slittamento. I sindacati, quindi, non si sono presentati, ma il ministero ha comunque dichiarato chiusa la procedura sulla cassa integrazione dando l’ok all’azienda per la sua applicazione. I numeri proposti da AdI riguardano 4.450 cassintegrati nel gruppo (400 in più rispetto alla richiesta avanzata a giugno) di cui 3.803 a Taranto.
I sindacati
“Il ministero del Lavoro – dichiarano i segretari generali Ferdinando Uliano della Fim Cisl, Michele De Palma della Fiom Cgil e Rocco Palombella della Uilm – decide di chiudere la procedura sulla cigs dando facoltà all’azienda di proseguire unilateralmente. Come organizzazioni sindacali non accettiamo questa azione inedita e gravissima del ministero del Lavoro. Tutto questo alla luce anche dell’esito disastroso del bando di gara che ha certificato l’assenza di soggetti industriali interessati all’intero gruppo”. I segretari generali annunciano quindi la proclamazione “fin da ora” dello “stato di mobilitazione permanente. Verranno indette assemblee in tutti gli stabilimenti”. Si prevede anche lo sciopero. “Ora – sottolineano i vertici metalmeccanici – il Governo decida di assumersi le sue responsabilità, anche attraverso l’intervento pubblico, e riapra il confronto a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali. La situazione sta precipitando in maniera drammatica. Le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti ex Ilva hanno lottato per il rilancio di questa azienda e saranno pronti alla mobilitazione finché non avremo risposte sul futuro dell’ex Ilva”. Era già noto da domenica sera che i sindacalisti ieri mattina non si sarebbero presentati al ministero o, tutt’al più, si sarebbero video collegati per ribadire la loro posizione, e cioè che non si può discutere dell’estensione della cassa integrazione senza aver prima fatto chiarezza sul futuro dell’ex Ilva, su quale piano industriale é all’orizzonte e su cosa vertono le proposte dei gruppi candidatisi all’acquisto della società. Una linea, questa, che ieri mattina le sigle hanno ribadito al ministero. Infatti, “preso atto della conferma dell’incontro che di fatto tende a escludere il parere dei lavoratori e dei loro rappresentanti sulla opportunità di discutere in assenza delle condizioni di partenza fondamentali”, Fim, Fiom e Uilm hanno ufficializzato la loro assenza dalla riunione e sottolineato “la necessità di un suo rinvio. Riteniamo cogliere la disponibilità capo di Gabinetto – hanno aggiunto le sigle – di concedere il tempo utile per discutere una probabile intesa alla luce del fatto che, scaduti i termini del bando, l’unico elemento a conoscenza è una nota stampa dell’azienda che indica 10 offerenti. Resteremo in attesa della convocazione di Palazzo Chigi che possa rendere chiaro quale percorso il Governo, unitamente la struttura commissariale, intende dare al gruppo ex Ilva. Ricordiamo – hanno concluso i sindacati – che questa è una condizione essenziale affinché si possa, solo successivamente, discutere di ammortizzatori sociali nel dettaglio”. “È evidente che vista la situazione molto critica in cui è l’ex Ilva tra impianti fermi, bassissima produzione e perdite che aumentano, l’azienda voglia alleggerirsi di personale e usare la cassa integrazione per sgravarsi di un pò di costi. I dirigenti ce lo hanno detto l’altra volta: non possiamo più attendere, la forbice costi-ricavi si sta allargando – commenta una fonte sindacale -. Ma noi non possiamo nemmeno accettare una cassa al buio senza sapere dove l’azienda sta andando”. Ed un’altra fonte aggiunge: “Lo strappo sulla cassa interrompe mesi di relazioni improntate al confronto e al rispetto reciproco. Noi non é che non vogliamo l’accordo sulla cassa. L’avremmo fatto, ma in un contesto chiaro. Non possiamo limitarci a prendere atto della nota con la quale sono stati annunciati i nomi dei dieci gruppi in corsa. Vogliamo conoscere le loro proposte e capire se rispetto ad esse, il Governo si é dato o meno un piano”. Ieri, infine, é cominciato da parte dei commissari delle due amministrazioni straordinarie, Ilva e Acciaierie, l’esame delle dieci offerte arrivate. Ci vorrà una decina di giorni per completarlo tracciando anche pro e contro di ciascuna offerta.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/regione/ex_ilva_taranto_ok_governo_cassa_integrazione_oltre_4400_lavoratori_cosa_sappiamo-9096907.html
