Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, porta all’incontro di domani pomeriggio al ministero del Lavoro una richiesta più alta di cassa integrazione straordinaria. In base alla richiesta avanzata a giugno, dovevano essere 4.050 nel gruppo, di cui 3.500 a Taranto, quindi mille dipendenti in più rispetto alla cassa in corso, ma su questo non si è mai discusso nel merito. Ora, invece, l’azienda chiede altri 400 sospesi. La nuova richiesta formulata ieri, con una lettera ai ministeri, ai sindacati e alle Regioni che ospitano attività dell’ex Ilva, è per 4.450 lavoratori del gruppo, dei quali 3.803 a Taranto, divisi tra 3.057 operai, 260 intermedi e 486 tra impiegati e quadri. La richiesta esprime un numero massimo, un tetto. È chiaro che poi azienda e sindacati tratteranno e quel numero probabilmente scenderà, di quanto ora non lo si può dire, ma in ogni caso l’aumento avverrà. Con un accordo a marzo, la cassa in corso ha previsto 3.420 lavoratori temporaneamente sospesi nel gruppo di cui 2.680 a Taranto.

Ora, però, la produzione è scesa di molto e quindi l’attuale non consente di tenere impegnata tutta la forza lavoro, che a fine agosto vedeva 7.938 dipendenti a Taranto più 1.803 negli altri stabilimenti della società.

Lo stop all’altoforno

Il siderurgico, intanto, da lunedì pomeriggio sino alla scorsa notte ha visto l’altoforno 4, l’unico in attività, fermo per più di 24 ore. Lo stop è dipeso da una rottura ad un nastro trasportatore che serve a caricare nell’impianto i materiali per la produzione della ghisa. Già nella serata di lunedì, i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno scritto all’azienda chiedendo “informazioni dettagliate circa le cause tecniche che hanno determinato l’arresto dell’altoforno 4” e “chiarimenti in merito alle contromisure adottate”.

E c’è stata pure la protesta di Mario Turco, senatore M5S, che ha parlato di “condizione stagnante” dell’azienda attaccando il Governo.

Nel pomeriggio di ieri, l’amministrazione straordinaria di AdI ha risposto affermando che “si è verificato il danneggiamento del nastro trasportatore convogliatore dell’altoforno 4. Tale evento ha reso necessaria la fermata non programmata dell’altoforno 4, realizzata secondo quanto disposto dalle normali procedure. Il taglio del tappeto in gomma del nastro trasportatore non ha consentito la continuità delle operazioni di carica dell’altoforno. Tale fermata – precisa l’azienda – non ha generato nessuna problematica di sicurezza per gli impianti di produzione connessi all’altoforno”. Acciaierie ha stimato presumibilmente per ieri notte la conclusione delle “attività di ripristino, consistenti nella sostituzione del tappeto in gomma”, dopodiché “l’altoforno rientrerà nel suo normale esercizio, come gli impianti ad esso connessi”.

Tornando alla cassa integrazione, l’incontro di domani al ministero era stato inizialmente spostato dal 10 settembre al 30 settembre. Un ennesimo rinvio dopo i diversi di luglio e agosto, tant’è che sulla richiesta di 4.050 cassintegrati non c’é stata di fatto discussione. Poi, nei giorni scorsi, il ministero ha anticipato la convocazione portandola a domani pomeriggio. Non è escluso che possa esserci stato un pressing dell’azienda a fronte del fatto che si stava rivelando insostenibile tenere l’attuale forza lavoro con un passo di marcia ridottissimo.

Infatti, nella comunicazione Acciaierie spiega che la richiesta “di incremento dell’intervento dell’ammortizzatore sociale è funzionale a controbilanciare l’aggravarsi dello squilibrio dei fattori produttivi”. Nello specifico – scrive l’azienda -, a fronte di un organico complessivo pressoché stabile (9.741 unità), lo stabilimento di Taranto e le unità produttive a valle dello stesso, marciano con assetto che – all’attuale e nel medio termine – risulta essere contraddistinto e condizionato da una produzione di ghisa gravemente insufficiente ed incoerente con i costi di esercizio e gestione”. Per l’azienda, “il flusso produttivo della ghisa, è oggi garantito dalla marcia del solo altoforno 4, cui nel medio termine si affiancherà l’altoforno 2, oggetto di intervento manutentivo. L’avvio produttivo di tale ulteriore altoforno consentirà nei programmi aziendali, a valle, di effettuare i programmati interventi tecnici sull’altoforno 4. Di conseguenza, l’avvio dell’altoforno 2 non comporterà immediatamente un significativo innalzamento della produzione, obiettivo che potrà essere raggiunto solo con il ripristino della piena funzionalità anche dell’altoforno 1, all’esito del richiesto provvedimento di dissequestro e dei necessari interventi a garanzia della funzionalità anche di tale altoforno”.

“L’aumento della produzione, dunque – scrive ancora AdI -, sarà realizzato gradualmente con l’avvio dell’altoforno 4, fino al raggiungimento della produzione standard prevista anche con il ripristino dell’altoforno 1. Al termine di tale percorso, la società conta di riuscire a ripristinare livelli produttivi soddisfacenti che, pur in sé inidonei rispetto all’obiettivo finale del riequilibrio, risulterebbero in grado tuttavia – potenzialmente – di generare un flusso di cassa tale da rendere più sostenibili i costi fissi”. AdI conclude sostenendo che “il non modificabile volume produttivo in essere sta progressivamente aggravando lo squilibrio finanziario indotto dal peggioramento del rapporto costi/ricavi, rischiando di determinare l’insostenibilità della gestione societaria”.

Infine sulla la cassa in corso ieri c’è stata la protesta di Fim, Fiom e Uilm che hanno contestato all’azienda di aver aumentato “unilateralmente” il numero dei lavoratori “senza alcun preavviso, né preventivo confronto con le organizzazioni sindacali in palese violazione delle prassi consolidate”.

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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/piu_cassa_integrazione_la_richiesta_ex_ilva_4_450_dipendenti-9071750.html