La priorità resta sempre quella di vendere l’ex Ilva per intero, ma se fossero presentate due distinte proposte di investimento, una per l’area del Nord (Genova, Novi Ligure e Racconigi) ed una per l’area del Sud (Taranto) e dessero nel complesso più produzione e occupati, quest’ultima potrebbe essere una strada praticabile. Lo annuncia il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, durante la visita a Genova insieme ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva ed Acciaierie d’Italia.
Investimenti e infrastrutture nel Nord e Sud
Con la tappa ligure, l’installazione di un quarto forno elettrico a Genova ha fatto un passo avanti. Per quanto riguarda i tre forni da installare a Taranto, un primo punto fermo è stato fissato con l’accordo preliminare del 12 agosto tra Governo, Regione Puglia, Comuni di Taranto e di Statte e Provincia di Taranto. Adesso si tratta di capire come alimentarli, come far arrivare il gas che serve ai forni e agli impianti di preridotto e dove realizzare il polo del Dri. A tal fine, Urso riconferma Taranto come una possibilità, ma mantiene Gioia Tauro come alternativa, dixit: «Assumeremo decisioni definitive sul Dri dopo aver valutato le offerte degli investitori».
«C’è un ampio consenso per il rilancio della siderurgia a Cornigliano e negli stabilimenti collegati attraverso l’uso dei forni elettrici» annuncia Urso. L’obiettivo è un forno elettrico anche per l’area Nord, un’opportunità in considerazione dei tre forni elettrici previsti a Taranto con una capacità complessiva di 6 milioni di tonnellate.
Problemi logistici e occupazionali
Urso sottolinea che «il problema vero che ci troviamo davanti è dove localizzare gli impianti di Dri che producono la materia prima necessaria». La collocazione del Dri è cruciale per fornire acciaio di qualità richiesto dai settori strategici italiani. La soluzione passa per una distribuzione equilibrata e logistica della materia prima e dei nuovi forni elettrici.«Taranto, eventualmente, non potrebbe superare la soglia di 6 milioni di tonnellate. Dovremo valutare se alcuni investitori intendono produrre oltre questa quota» aggiunge il ministro.
Le risorse per la nuova Ilva sono confermate a 750 milioni di euro, pronti per progetti privati rilevanti. «È possibile usare anche altri fondi attraverso i contratti di sviluppo», dice Urso. Per il Dri, un miliardo è già assegnato alla società pubblica Dri d’Italia. Conclude Urso: «Programmeremo un piano Dri basato sulle richieste degli investitori, elevando la capacità finanziaria se necessario».
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/urso_ipotesi_divisione_ex_ilva_problema_dri-9044847.html
