C’è interesse per aggiudicarsi l’ex Ilva, gruppo siderurgico in amministrazione straordinaria da due anni. Nella procedura di vendita riaperta dai commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, che prevede offerte entro metà settembre, al momento si sono fatti avanti in sei pretendenti. Di questi tre (Baku Steel, Jindal e Bedrock) guardano all’intero perimetro, quindi alle acciaierie di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi. Gli altri tre (Marcegaglia, Eusider e Sideralba) puntano a singoli asset. Sono tutte, però, realtà che gravitano da un anno e mezzo attorno al dossier, incartatosi prima dell’estate a causa dell’intervento della procura su Afo 1, dopo l’incendio dello stesso altoforno. Vicenda che ha innescato uno scontro con il governo.

Lo stabilimento ha intrapreso un percorso di decarbonizzazione, inserito prima nell’Aia autorizzata a luglio e in seguito nell’accordo storico firmato il 13 agosto 2025 tra il governo nazionale ed enti locali. Atti che rispetto al passato rendono la transizione un obbligo vincolante per chi compra.

Per lo stabilimento di Taranto, per esempio, l’accordo prevede lo spegnimento degli altiforni alimentati a carbone, la loro progressiva sostituzione con forni elettrici a basse emissioni, una riduzione della produzione (passata da 8 a 6 milioni soltanto nel sito pugliese) per rispettare l’ambiente e la salute, salvaguardando l’occupazione.

A depositare le manifestazioni di interesse nei giorni subito dopo Ferragosto sarebbero Baku Steel Company, il consorzio azero-statunitense che nell’ultima gara prima della sospensione aveva presentato un’offerta complessiva più alta (un miliardo lordo da cui rientrare a carico dello Stato e di Invitalia) e godeva di una corsia riservata; l’indiana Jindal Steel e il fondo di private equity Usa Bedrock Industries, che nelle scorse settimane avrebbe sondato un partner italiano, tra i quali il gruppo Arvedi.

Per singoli asset invece si sono fatti avanti i gruppi Marcegaglia, Eusider e Sideralba. Parliamo di manifestazioni di interesse: dopo il termine del 15 settembre saranno valutate dai commissari, che apriranno apposite trattative in base a due criteri: il livello di produzione e il mantenimento di più dipendenti rispetto a quelli attuali. Nelle stesse manifestazioni d’interesse, gli offerenti però devono chiarire i tempi di decarbonizzazione e le garanzie pubbliche rispetto all’occupazione e gli impatti ambientali.

LE IPOTESI

Il governo e i commissari sperano ancora in una vendita in blocco. Nei giorni scorsi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha fatto sapere che per l’ex Ilva «non è previsto alcuno spezzatino». Salvo poi aggiungere, vista la difficoltà dell’operazione, che «si potrà anche valutare la possibilità di realizzare due diversi investimenti: uno per l’area Nord e l’altro per Taranto. Ipotesi che potrà essere presa in considerazione esclusivamente nel caso in cui garantisse risultati complessivi migliori in termini produttivi e occupazionali, pur rimanendo la nostra preferenza per un unico complesso». In questa direzione decisiva la collocazione a Taranto di una nave rigassificatrice, per ospitare anche il polo del Dri.

A Marcegaglia dovrebbero nuovamente interessare gli impianti del Nord come Novi Ligure e Cornigliano che potrebbe integrare con lo stabilimento acquisito in Francia a Fos-sur-Mer, comune situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Da oltre 40 anni Eusider Group è un centro servizi siderurgico specializzato nella trasformazione e nella lavorazione dell’acciaio: Eusider SpA, la capogruppo, è stata fondata nel 1979 da Eufrasio e Antonio Anghileri: il Gruppo è composto da 14 aziende, ognuna specializzata in diverse categorie di servizi e prodotti.

Intanto, ieri, i sindacati hanno reso noto che il ministero del Lavoro ieri ha posticipato al dal 28 agosto al 10 agosto l’incontro per discutere sulla Cigs (cassa integrazione straordinaria), che deve accompagnare il gruppo sia nella fase della manutenzioni degli altiforni sia nella riconversione degli stessi impianti in forni elettrici, che necessitano di minori maestranze. La Cigs è garantita per i prossimi tre anni, ma soltanto dopo l’apertura delle buste si capiranno i futuri scenari occupazionali tra Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi.


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_offerte_campo_ci_tre_italiani-9033832.html