La nave di rigassificazione per l’ex Ilva torna a dividere a pochissimi giorni dall’intesa tra Governo, Regione Puglia ed enti locali di Taranto.
Commentando l’intervista rilasciata ieri a Quotidiano dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, il sindaco Piero Bitetti – che martedì ha firmato, insieme agli altri, il testo intitolato “Decarbonizzazione degli impianti ex Ilva” -, dice che Urso «ritorna sulla nave a proposito dell’alimentazione con il gas degli impianti di Dri, il preridotto di ferro per i forni elettrici. Il ministro si è infatti augurato che l’impatto occupazionale su Taranto “venga preso in seria considerazione soprattutto dal Comune di Taranto, che ha primaria competenza per l’eventuale approdo di una nave rigassificatrice ove fosse necessaria”. Ora, a parte che nel documento condiviso non si parla affatto della nave, nello stesso documento è scritto che la localizzazione degli impianti del preridotto a Taranto, a partire da quello già finanziato con il Fondo di sviluppo e coesione, sarà valutata, cito testualmente, “qualora sia possibile assicurare il necessario approvvigionamento energetico”. Ecco, sottolineo ciò che c’è scritto ed è stato firmato: “qualora sia possibile”. Adesso vedo che il ministro nell’intervista la nave in qualche modo la fa rientrare. Mi dispiace per lui, ma non è così. La nave non c’era e non c’è assolutamente. E anche tre parlamentari del Pd, Lacarra, Pagano e Stefanazzi, hanno affermato a commento della firma: “Scongiurata l’ipotesi della nave rigassificatrice”. Il tema nave, quindi, non c’è, l’abbiamo già evidenziato, anche perché se vogliamo sviluppare il porto, lo dobbiamo caratterizzare dal punto di vista commerciale e turistico. Gli eventuali impianti Dri devono quindi essere alimentati senza la nave».
«Leggendo le parole di Urso – prosegue il sindaco Bitetti -, mi sembra che voglia fissare un punto, cioè che si va verso la decarbonizzazione. Ma noi siamo sempre dello stesso avviso. Per noi la decarbonizzazione è obbligatoria. La richiama l’Aia, la prevede il nuovo bando di gara e l’abbiamo detto in più occasioni. Noi abbiamo un’esigenza: fare la decarbonizzazione completa in maniera progressiva. Ovvero, accendi un forno elettrico e spegni un altoforno e avanti così. Se vedo nell’intervista di Urso aperture alla città? Lui fa riferimento all’occupazione e agli investimenti. Ma noi, in verità, li stiamo chiedendo da tempo e devono servire a mantenere i livelli di ricchezza e quindi i posti di lavoro».
Secondo Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl, «Urso dice che è stata raggiunta un’intesa mai avvenuta in 15 anni, ma questo non soddisfa per niente il sindacato. In primo piano avevamo i tre forni elettrici, gli impianti del Dri, gli otto anni necessari a decarbonizzare, mentre adesso nel documento sono sì state scritte alcune cose, ma se non abbiamo il piano industriale dove andiamo? Tre forni elettrici va bene, ma il polo del Dri dove lo si fa? E la trasformazione verso i forni elettrici in quanto tempo la raggiungiamo? Cose fondamentali per noi e che il 12 abbiamo ribadito al ministro. Se quindi è una pre-intesa politica, non coglie nessuna delle nostre richieste. I contenuti sono da scrivere e i nodi sono da sciogliere. Manca lo Stato nel ruolo di garante del progetto, mentre per le garanzie occupazionali c’è solo una mezza dichiarazione. E solo a Taranto, tra Ilva in as, diretti e indotto, sono quasi 15mila persone».
«Poi mettiamo subito in chiaro che per noi la vendita separata dell’area del Nord rispetto a quella del Sud non esiste proprio – evidenzia Prisciano -. Anche questo é stato detto. Se qualcuno pensa di farlo, ci troverà contro. Rispetto a quella pre-intesa, si deve per forza recuperare e migliorare».
Su posizioni diverse Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto. «Pensiamo di aver contribuito a quest’accordo – osserva Toma -, anche perché abbiamo detto sia a Urso, sia al sindaco e ai capigruppo, che la logica del muro contro muro non ci portava da nessuna parte. Bene, quindi, che vi sia stata una prima intesa ed aver allontanato da Taranto l’immagine di città ostile all’industria. Oltretutto ci stavano incartando su aspetti – la nave, il gas – che non servivano nell’immediato, ma che bloccavano la procedura di vendita dell’azienda. Importante, allora, che sia prevalso il buon senso e che la situazione non sia sfuggita di mano. È chiaro che adesso dovremo riempire l’accordo di contenuti, ma lo potremo fare quando sapremo chi è l’investitore. I nostri obiettivi sono occupazione, aziende dell’indotto, il cui valore deve essere considerato da chi verrà nell’ex Ilva, e filiera dell’acciaio per i nuovi investimenti e anche per l’Arsenale».
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_ministro_urso_spacca_la_citta_sindaco_bitetti_no_nave_gasiera-9013318.html
