Nell’incontro avuto ieri nell’ex Ilva con i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm e i delegati del consiglio di fabbrica, il sindaco Piero Bitetti conferma il suo “no” alla nave di rigassificazione per la decarbonizzazione dell’acciaieria. E anche il governatore regionale Michele Emiliano dice che della nave non c’è bisogno, anche se richiama per altri fini l’importanza dei rigassificatori. Come dire: non demonizziamoli.

La relazione

Ma qualche ora dopo l’assemblea, il Comitato tecnico del Mimit chiamato ad esaminare la questione del gas, tirando le somme delle riunioni del 21 e 23 luglio, dichiara che fra i due scenari proposti per Taranto, quello A – tre forni elettrici, quattro impianti di Dri, di cui uno a servizio del forno elettrico di Genova, e la cattura-stoccaggio della CO2, è «il più ambizioso sotto il profilo della decarbonizzazione». Invece lo scenario B prevede solo i tre forni elettrici. Ma per lo scenario A servono 5,1 miliardi di metri cubi di gas l’anno e quindi essenzialmente la nave di rigassificazione. Da posizionare – si indica – in prossimità della diga foranea, oppure, in alternativa, tra molo polisettoriale, quinto sporgente o calate 2 e 4 del porto. Nella sua relazione, il comitato chiarisce di aver solo fornito “elementi tecnici sulle differenti implicazioni ambientali, energetiche e industriali utili per una più consapevole valutazione delle due opzioni del piano di decarbonizzazione” e quindi è evidente che altrove che dovranno essere fatte le scelte e prese le decisioni. E la quantità di gas e il modo in cui farlo arrivare, sono tra gli aspetti da valutare.

Il sindaco

«Il Governo ci ha fatto due proposte sull’ex Ilva – afferma il sindaco Bitetti – La prima che vede l’utilizzo del gas per alimentare tre forni elettrici e tre Dri, la seconda riguarda solo i forni elettrici. Io ho fatto una proposta ulteriore, la cosiddetta proposta C, che prevede tre forni elettrici e un solo Dri e questo garantisce anche strategicità all’impianto di Taranto in quanto ha la materia prima in casa. Magari non sufficiente per alimentare tutti e tre i forni elettrici, ma è un punto di partenza. Questi quattro impianti, i tre forni elettrici e il Dri, hanno infatti il gas necessario per il fabbisogno. Tra l’altro – prosegue il sindaco – apprendiamo che Jindal, uno degli investitori potenzialmente interessati all’ex Ilva, che ha partecipato alla gara e che quindi sta dentro alla dinamica, propone tre forni elettrici e un Dri. La cosa può essere realizzata, ma il Governo non ha inteso modificare la proposta e quindi sono rimaste le due iniziali».

«Adesso valuteremo – annuncia il sindaco – ma intanto ho detto al consiglio di fabbrica che non posso prendere una posizione personale. Ho rappresentato le motivazioni di sempre, e cioè che per noi la nave di rigassificazione è motivo di preoccupazione. Anzitutto per questioni di sicurezza, ma anche perché compromette la funzione del porto dal punto di vista turistico e commerciale. E aggiungo che una nave gasiera non è ad impatto zero. Noi saremmo felici se si trovasse il gas onshore e magari nel tempo questa cosa è possibile. Ci rendiamo però conto che va fatta una nuova gara dove vanno indicati dettagli agli investitori e probabilmente il Governo ha necessità di definirli».

Il presidente

Secondo il presidente Emiliano, il gas per la decarbonizzazione può arrivare «anche via terra. Certo è complicato, bisogna fare i contratti per comprare questo gas, ma non è impossibile. Della nave penso che si possa fare a meno. E se poi questa è una richiesta della città che mette tutti in pace, allora perché non farlo? Qui ci vuole buon senso, non ideologie. Né sul gas, né su altre cose. Abbiamo compreso che, sia pure in un lasso di tempo non brevissimo, sarebbe possibile portare 5 miliardi e mezzo di metri cubi di gas necessari alla decarbonizzazione con impianti Dri, anche via terra».

Per Emiliano «non bisogna attaccarsi alla questione della nave, perché il pensiero recondito è che forse in questa maniera si riesce ad ottenere per implosione la chiusura della fabbrica. La nave potrebbe essere assolutamente inutile se riusciamo a portare il gas da terra come noi pensiamo di poter fare, ma di rigassificatori ce ne sono tantissimi e ovunque. Non è un impianto di particolare impegno. Certo ha la sua pericolosità». Ma per il governatore «il futuro della distribuzione del gas non può essere sempre assegnato ai gasdotti e alle pipe lines che sono molto delicati. Non rischiamo di dire no ai rigassificatori in Italia, non solo a Taranto, e poi al primo attentato ad una pipe lines sentirci dire che sono assolutamente necessari». E sull’assemblea in fabbrica, Emiliano commenta: «L’incontro è stato molto positivo. L’assemblea ha dato chiaramente un indirizzo agli enti locali: non mollare sull’eccellenza produttiva e sul processo di decarbonizzazione». «Quest’indirizzo chiaro da parte del sindacato è per noi molto importante. E nessuna forza politica nazionale o locale, lo ribadisco ancora una volta, ha mai chiesto la chiusura della fabbrica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Clicca qui per leggere l’articolo sul sito ufficiale

Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_resta_nodo_gas_ipotesi_rifornimenti_da_terra-8978113.html