Potrebbe arrivare a breve, forse entro la fine dell’anno, la decisione dei commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia, rispettivamente proprietà e gestore degli impianti, su quale sia l’offerta migliore tra le due ricevute entro l’11 dicembre per tutta l’ex Ilva. In gara ci sono Bedrock e Flacks Group, due fondi di investimento americani. I commissari stanno analizzando le due offerte e hanno richiesto chiarimenti ai proponenti su vari aspetti. Anche se Flacks è dato favorito, una decisione definitiva ancora non è stata presa.
Incertezza sulla scelta finale
Le due terne commissariali si riuniranno per ulteriori approfondimenti. Sabato, “Il Giornale” ha indicato Flacks come il probabile acquirente di Acciaierie d’Italia. Sempre sulle stesse pagine si nota come l’offerta di Bedrock non sarebbe allo stesso livello di quella di Flacks Group. I numeri proposti sarebbero inferiori: Bedrock inizialmente offre 3.000 posizioni, poi elevati a 5.000. «Flacks Group potrebbe aggiudicarsi l’azienda ma al momento nulla è deciso – spiegano fonti vicine al dossier – Tuttavia, la proposta di Flacks sembra considerare meglio la situazione dell’ex Ilva, a partire dall’occupazione». Flacks Group propone un’euro simbolico per l’acquisto, concentrandosi su investimenti destinati a raggiungere i 5 miliardi, con il sostegno di banche italiane, americane e giapponesi. Gli occupati sarebbero 8.500, puntando a raggiungere 10.000 addetti.
Sfide e strategie future
Flacks prevede una produzione annua di 4 milioni di tonnellate di acciaio, il doppio rispetto all’attuale, sebbene l’ex Ilva sia autorizzata a produrne 6 milioni dall’Aia rilasciata a luglio. Inoltre, il gruppo desidera una partnership statale al 40%, con l’intento di riacquistarla in cinque anni, pagando una cifra tra 500 milioni e un miliardo. I numeri proposti da Flacks sono più alti rispetto a quelli di Bedrock. «La proposta di Flacks – commentano le fonti – sembra più strutturata, sebbene quella di Bedrock possa apparire più realistica».
Nonostante risulti migliore rispetto a quella del concorrente, è chiaro che l’offerta di Flacks necessita di una valutazione approfondita per chiarirne la sostenibilità industriale, economica e occupazionale. Questo equilibrio è cruciale per evitare che la vendita dell’ex Ilva si riveli un fallimento. Attualmente solleva dubbi la produzione di 4 milioni di tonnellate e l’assunzione di 8.500 persone, considerati eccessivi. AdI, che a fine agosto contava 9.741 addetti nel gruppo (7.938 a Taranto) producendo 2 milioni di tonnellate, ha più di 4.000 persone in cassa integrazione. Inoltre, perché puntare a 4 milioni di tonnellate se l’azienda è autorizzata per 6? La “nuova” Ilva sarà in grado di generare redditivitá, considerando l’intervento di un fondo d’investimento, la cui missione è acquistare, risanare, rilanciare e rivendere? Gli interrogativi aumentano poichè nelle gare precedenti non c’erano solo fondi in lizza, ma anche acciaierie.
Flacks si racconta
Michael Flacks, a capo del fondo Usa, dichiara: «Credo di offrire al Governo, ai sindacati, ai partiti politici e ai dipendenti, la scelta migliore per rilanciare l’attività, poiché la mia è globale e francamente sono il più esperto tra i potenziali acquirenti». Prosegue: «Non compro aziende redditizie. Ho comprato edifici che erano spazzatura e li ho trasformati in oro. È l’unica cosa che ho sempre fatto. Probabilmente sono il maggiore acquirente al mondo di passività ambientali». Tuttavia, gli annunci devono essere seguiti da concretezza, verificando su quali basi poggia il piano proposto.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_acquisizione_flacks_investimenti_occupazione-9258702.html
