Non sarà più l’impresa Ecologica del gruppo Miccolis a bonificare dall’amianto la nave Drea, traghetto già appartenuto alla flotta Moby e fermo dal 18 settembre alla calata 4 del porto. «Con la Ecologica – spiega Davide Prestopino della società Med Fuel che ha acquisito la nave – non abbiamo raggiunto l’accordo economico e abbiamo quindi firmato un contratto con un’altra società di Taranto, la Maren, che si occupa di bonificare materiali come l’amianto. È vero che la Ecologica aveva fatto sopralluoghi e rilievi e partecipato insieme a noi alle riunioni che ci sono state a Taranto, ma non ci siamo messi d’accordo economicamente. L’altra società chiamata si è comunque allineata. Adesso credo che cominceremo dopo le feste. Il contratto con la Maren l’abbiamo firmato l’altro ieri, martedì, e prevede – spiega Prestopino – sette giorni per presentare all’Asl il piano dei lavori. L’Asl si prenderà poi il suo tempo per esaminarlo e approvarlo, ma non credo che si prenderanno i 30 giorni che di solito ci vogliono. La bonifica è abbastanza costosa» afferma Prestopino. L’amianto da togliere ammonta a circa 100 tonnellate. Sono stimati 75 giorni per i lavori.

«L’amianto – aveva spiegato in precedenza Prestopino – è presente nei pannelli delle cabine e costituisce il 13% degli stessi pannelli. Moby in passato ha effettuato dei lavori parziali. È intervenuta solo su alcune cabine, mentre noi ora vogliamo fare un intervento completo».

Intanto, dall’attracco della Drea alla calata 4, la società Med Fuel ha speso oltre 200mila euro per i vari costi.

«Vanno considerati circa 110-120mila euro al mese e ci sono 8 marittimi a bordo h24» – spiega Prestopino. «Una volta bonificata, la Drea sarà utilizzata – aggiunge – per quello che avevamo pensato, cioè un servizio charter, fittando la nave, per una rotta tra Orano in Algeria ed Alicante in Spagna».

Stando alla tabella di marcia, la Drea dovrebbe sostare a Taranto altri tre mesi circa prima di riprendere la navigazione. È da luglio che l’armatore sta cercando di bonificare la nave dall’amianto. Era stato individuato inizialmente un porto in Croazia, ma le proteste locali per ragioni ambientali trattandosi di amianto, non hanno consentito di effettuare alcuna operazione.

La nave ha quindi preso il largo e si è diretta verso Taranto, ma solo l’ok della Capitaneria per motivi di sicurezza, visto che l’unità non poteva stare in mare aperto, ne ha consentito l’attracco in porto il 18 settembre. Inizialmente Autorità portuale del Mar Ionio e Comune di Taranto hanno detto no ai lavori per l’amianto, tant’è che sono passate diverse settimane con la Med Fuel impegnata a cercare un porto alternativo tra Pireo, Genova e Livorno. Da questi porti, però, sono arrivate solo risposte negative. Nel caso di Genova e Livorno non c’era la disponibilità di ormeggi perché le banchine erano impegnate per altre attività. E nel frattempo anche il comando generale delle Capitanerie ha monitorato la situazione per cercare una via d’uscita allo stallo, mentre Confindustria Taranto e gli operatori portuali hanno protestato dicendo che vietare i lavori dell’amianto a Taranto determinava un nuovo contraccolpo di immagine e di lavoro ad uno scalo già in forte difficoltà con il pesante calo dei traffici. Si è arrivati così al 29 ottobre quando l’Autorità portuale ha dato il nulla osta per l’uso della calata 4 per i lavori. Si è messo allora in moto un meccanismo per pianificare l’avvio dell’operazione amianto, ma a quasi due mesi da quella data, nulla si è ancora mosso, l’amianto è a bordo, e ora sarà un’altra impresa ad occuparsi della bonifica.
 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/taranto_nuova_impresa_bonifica_nave_drea-9252598.html