Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, pagherà venerdì 19, e quindi con un piccolo anticipo, la tredicesima ai suoi dipendenti.

L’azienda lo ha comunicato ieri alle sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm che avevano posto il problema per evitare che la tredicesima andasse in pagamento il 22 dicembre e quindi proprio sotto le feste di Natale.

Ma se AdI anticipa la tredicesima, ci sono tuttavia licenziamenti in arrivo a Taranto – i 271 tra Semat Sud e Pitrelli, si veda Quotidiano di ieri – e cassa integrazione scaduta o prossima alla scadenza. Tutti problemi che segnano l’indotto ex Ilva. Dicembre è infatti un mese impegnativo sotto l’aspetto retributivo per il sommarsi di due scadenze: stipendi e tredicesime. «Dobbiamo attendere che arrivi il 20 dicembre perché i giorni a partire da quella data sono quelli clou – afferma Mimmo Amatomaggi della Uilm -. Qualche azienda ha già pagato gli stipendi maturati a novembre, vediamo le altre che faranno. Attendiamo soprattutto di capire cosa accade con le tredicesime, che in passato sono state pagate in ritardo per mancanza di liquidità delle aziende. Nell’ex Ilva le imprese stanno lavorando. Il punto è che i pagamenti arrivano in ritardo e così accade che un’azienda come Pitrelli non vuole più rischiare e dichiara la fine delle attività con i licenziamenti».

«Abbiamo qualche segnalazione di ritardo sugli stipendi – afferma Piero Cantoro della Fim Cisl – e ci sarebbe da preoccuparsi de quest’aspetto dovesse consolidarsi. Per il momento monitoriamo. E anche per le tredicesime aspettiamo di capire come andrà».

«Con il “piano corto” proposto dal ministro Urso e dai commissari per l’ex Ilva, piano che non è stato ritirato, e con la progressiva fermata della fabbrica, i casi Semat Sud potrebbero anche aumentare – commenta Francesco Bardinella della Fillea Cgil -. Sugli stipendi non abbiamo al momento segnali negativi. Non sappiamo però cosa accadrà tra qualche giorno. Per le tredicesime, invece, non ci saranno problemi perché queste non sono erogate dal datore di lavoro ma dalla Cassa Edile. Nell’edilizia funziona infatti un meccanismo diverso».

«Le aziende di Confapi – annuncia il presidente Fabio Greco – hanno fatto a Sace una richiesta di aumento del plafond per fronteggiare le scadenze. In queste ore attendiamo una risposta. Speriamo che tutto vada per il meglio in modo da poter pagare. Siamo positivi. Credo che dobbiamo esserlo e puntare su uno stabilimento rilanciato e decarbonizzato».

«Abbiamo tenuto un direttivo Aigi l’altro giorno e le imprese associate, pur con difficoltà e sforzi ulteriori, pagheranno – commenta Nicola Convertino, presidente di Aigi, l’associazione delle imprese dell’indotto -. Abbiamo lanciato un messaggio nell’audizione di giorni fa al Senato sul decreto legge per l’ex Ilva e la mobilitazione che avremmo voluto fare per dare un segnale al Governo e alla città, per ora non la faremo più. Tutto sommato siamo ottimisti. Ci si è adoperati velocemente per far arrivare i soldi per la continuità produttiva e questo ci fa stare un pò più tranquilli per il prossimo trimestre. Sace e General Finance ci dicono che almeno per i prossimi tre mesi andranno in continuità».

Ieri, infine, i coordinatori di Fim Cisl e Uilm hanno scritto ad Acciaierie chiedendo un incontro per prorogare nel 2026 l’accordo sul lavoro in smart working. Le sigle si rifanno all’accordo sottoscritto con l’azienda il 9 dicembre 2024, che ha previsto il lavoro agile per alcune aree di stabilimento – 2.200 dipendenti interessati – sino al 31 dicembre 2025. 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/tredicesime_arrivo_diretti_dubbi_lavoratori_indotto-9249140.html