Natale carico di preoccupazioni per 271 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. E rischiano di essere la prima avvisaglia di un problema più esteso. I 271 sono 53 dell’impresa Pitrelli (metalmeccanica) e 218 della Semat Sud (edile). Per i 53 della Pitrelli, l’azienda ha spedito venerdì ai sindacati la comunicazione di cessazione di attività, confermando quanto annunciato nei giorni scorsi. Invece per i 218 della Semat Sud, l’azienda, in una lettera inviata ieri alle sigle sindacali degli edili, “conferma di essersi determinata ad avviare procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività dell’intero organico”.

I sindacati

«Per il personale della Pitrelli – dichiara Mimmo Amatomaggi della Uilm – la cassa integrazione è scaduta il 13 dicembre. Adesso i lavoratori sono a carico dell’azienda che è stata da noi convocata per lunedì 22 dicembre. Chiaramente non ci sarà l’accordo, ma il mancato accordo. La procedura prevede che ci sia prima un passaggio tra impresa e sindacati, poi segue quello all’Arpal, l’Agenzia del lavoro, che convocherà le parti e anche lì pensiamo che ci sarà il mancato accordo. Da quello che la Pitrelli ha scritto, non pensiamo che l’impresa farà passi indietro. In passato, Pitrelli, azienda storica che si occupa di manutenzioni, è arrivata ad avere circa 200 addetti. Aveva anche attività all’estero. Ma con i colpi presi in questi anni, mi riferisco ai mancati pagamenti e a varie vicissitudini, la Pitrelli non è riuscita a risollevarsi. E ora non intende andare più avanti». «Con la lettera di ieri, Semat Sud ci ribadisce quello che ci aveva anticipato e cioè che data la situazione dell’ex Ilva – afferma Francesco Bardinella della Fillea Cgil -, l’azienda non ha più sostenibilità e quindi mette in cantiere i licenziamenti. La Semat ha commesse di lavoro sino a fine anno. Noi chiederemo di ritirare i licenziamenti. C’è un incontro che loro ci propongono per il 18 dicembre e ora si apre la fase di consultazione e di trattativa. Attualmente il personale Semat Sud è in cassa integrazione straordinaria sino a marzo 2026. Chiederemo quindi di prorogare gli ammortizzatori sociali per mettere in sicurezza i lavoratori. Questo in attesa di capire cosa accade per il siderurgico sul fronte della vendita. L’azienda annuncia che licenzierà al termine della cassa integrazione e noi – prosegue Bardinella – vogliamo fermare l’intenzione di Semat Sud di cessare le attività e ricorrere ai licenziamenti. Abbiamo un margine di tempo sino a marzo. Vogliamo sfruttarlo. E anche l’azienda si è tenuta tutto il tempo della consultazione».

L’azienda

“Semat Sud – scrive l’azienda – nell’ambito delle attività esecutive del piano di ristrutturazione della controllante Semat, omologato dal Tribunale di Brescia, ha iniziato la propria attività produttiva nel marzo 2025 a seguito dell’acquisizione dalla controllante del ramo di azienda operante presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto. La nuova società aveva l’obiettivo, attraverso la specializzazione produttiva e di sito, di cogliere le opportunità dell’auspicata ripartenza del siderurgico. Tuttavia l’aggravarsi della situazione industriale e finanziaria dell’unica committente, ovvero AdI in as, ha provocato e sempre più determinerà la riduzione del fatturato di Semat Sud, ormai stabilmente ben sotto della soglia attesa e ipotizzata nel piano di ristrutturazione”.

“Nell’ottica di tale piano, Semat Sud – scrive l’azienda – ha avviato la propria attività con adeguata situazione finanziaria e priva di debitoria nei confronti di terzi, facendo da subito ricorso all’intervento di ammortizzatori sociali per perseguire un parziale riequilibrio dei costi, ma confidando nel progressivo incremento del fatturato e nel conseguente duraturo riequilibrio finanziario”. Invece, evidenzia l’azienda, “ben presto sono venute meno tutte le aspettative di una pronta aggiudicazione del sito industriale della committente in favore di player industriale supportato da adeguato programma industriale e di investimenti”.

È così accaduto che da marzo a settembre scorsi la Semat Sud ha registrato, nonostante la riduzione dei costi “non necessari”, un margine operativo lordo negativo per 3 milioni e fatturato solo 4,1 milioni. Una cifra, quest’ultima, “di gran lunga inferiore” a quanto si prevedeva “nel piano di risanamento” e comunque al di sotto “di quanto necessario per sperare di poter tornare ad una situazione di equilibrio. E se si considera che “i pochi ed insufficienti contratti di appalto in esecuzione” scadono a fine anno e che “allo stato non vi sono prospettive industriali quanto a gare e possibilità di aggiudicazione di nuovi lavori idonei a supportare i costi”, “il ricorso al licenziamento collettivo – sostiene Semat Sud – è l’unica soluzione oggettivamente percorribile per effetto della perdurante congiuntura industriale e finanziaria” per “evitare l’altrimenti inevitabile dissesto. Non sussistono soluzioni occupazionali alternative”, sottolinea Semat Sud, e “la cessazione di attività rende impercorribile il ricorso ad ammortizzatori sociali alternativi quali cassa ordinaria, cassa straordinaria e contratti di solidarietà”.


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/licenziamenti_pitrelli_semat_rischio_271-9247150.html