La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna civile nei confronti di Fabio Arturo Riva, erede dell’ex patron dell’Ilva, e di Luigi Capogrosso, già direttore dello stabilimento di Taranto, ritenendoli responsabili dei danni provocati dalle emissioni inquinanti tra il 1995 e il 2014. I giudici hanno disposto un risarcimento di oltre 21 milioni di euro al Comune di Taranto, cui si aggiungono le somme dovute alle partecipate Kyma Mobilità e Kyma Ambiente per i maggiori costi legati alla corrosione dei mezzi, alla pulizia straordinaria delle strade e alla protezione dei lavoratori.

Rispetto al primo grado, l’indennizzo destinato al Municipio aumenta sensibilmente: 18 milioni di euro per il danno all’immagine e all’identità della città, oltre ai rimborsi per il deterioramento del patrimonio immobiliare e delle strutture scolastiche. Una decisione che la Corte motiva mettendo in rilievo la gravità e la durata delle condotte contestate, il dolo, la prevalenza della logica del profitto e l’impatto sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

Un risultato rilevante per l’amministrazione comunale, rappresentata dall’avvocato Massimo Moretti, protagonista di una lunga battaglia legale per il riconoscimento dei danni subiti dalla città. Lo abbiamo intervistato per approfondire la portata della sentenza e le possibili implicazioni future.

Greta Coppola


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Fonte:

Ilva, confermata la maxi-condanna: Taranto ottiene oltre 21 milioni