Si sblocca un altro aiuto finanziario per le imprese dell’indotto ex Ilva di Taranto, 3 milioni complessivi dal Mimit, e intanto si sono chiusi i termini per accedere, sempre per la stessa finalità, ad una quota (20 milioni e 853mila euro) dell’avanzo di amministrazione della Regione Puglia.  Circa il nuovo, il ministero delle Imprese, insieme a quello dell’Economia, ha pubblicato il decreto attuativo del fondo a sostegno delle imprese dell’indotto Ilva. Fondo previsto dalla legge di Bilancio del 2025 e con una dotazione pari a un milione di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.

Il decreto 

Queste risorse, si legge nel decreto, “sono destinate alle piccole e medie imprese fornitrici di beni o servizi connessi al risanamento ambientale o funzionali alla continuazione dell’attività degli impianti, il cui fatturato derivi esclusivamente o prevalentemente da rapporti commerciali con le imprese che gestiscono gli impianti siderurgici della società Ilva Spa in amministrazione straordinaria”. Il decreto ministeriale determina “le modalità per l’utilizzazione delle risorse del fondo, con particolare riguardo alla individuazione delle imprese destinatarie e all’importo massimo del contributo concedibile, anche al fine del rispetto del limite di spesa autorizzato”. “Possono beneficiare del contributo a fondo perduto – si legge nel provvedimento – le pmi operanti sull’intero territorio nazionale che hanno registrato nell’esercizio 2024 più del 50 per cento del fatturato nei confronti delle imprese che gestiscono gli impianti siderurgici della società Ilva Spa in amministrazione straordinaria, attraverso la fornitura di beni o servizi connessi al risanamento ambientale o funzionali alla continuazione dell’attività degli impianti stessi. Il contributo concedibile ai soggetti ammissibili assume la forma del contributo a fondo perduto ed è concesso nei limiti delle risorse finanziarie”, appunto i tre milioni spalmati nel triennio 2025-2027. “Il contributo – si legge ancora – è determinato in una quota fissa pari ad euro 20.000 (ventimila) alla quale aggiungere una quota variabile, funzionale all’utilizzo delle eventuali risorse non assegnate in quota fissa, commisurata al rapporto tra il fatturato medio registrato dal singolo soggetto beneficiario nel biennio 2023-2024 nei confronti delle imprese che gestiscono gli impianti siderurgici della società Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria e la sommatoria dei fatturati medi registrati dalla totalità dei soggetti beneficiari”. Inoltre il ministero delle Imprese specifica che “qualora la dotazione finanziaria non sia sufficiente a soddisfare la richiesta di contributo riferita a tutte le istanze ammissibili, successivamente al termine ultimo di presentazione delle stesse, il ministero provvede a ridurre in modo proporzionale il contributo sulla base delle risorse finanziarie disponibili”. E ancora, qualora “residuino risorse finanziarie in conseguenza dell’eventuale incapienza del massimale de minimis per taluni soggetti beneficiari, il ministero procede a ripartire le risorse residue tra i soggetti beneficiari aventi capienza del massimale de minimis”. Infine, si specifica, “il contributo è concesso ai sensi del regolamento de minimis e non può in ogni caso eccedere l’importo di euro 300.000 (trecentomila) per impresa unica nell’arco di tre anni. È cumulabile con altri aiuti ai sensi e nei limiti di quanto previsto dal regolamento de minimis”.

La Regione

Invece i quasi 21 milioni della Regione Puglia provengono “dallo svincolo di quote di avanzo regionale”. Il contributo erogabile verso ciascuna impresa ha il limite massimo del 30% del credito prededucibile vantato nei confronti del siderurgico, così come certificato dal Tribunale di Milano, “fatto salvo il rispetto delle norme in materia di aiuti di stato de minimis. Il contributo è riservato alle imprese che hanno sede legale e/o operativa nel territorio regionale”. È una “misura di protezione”, con cui la Regione “intende sostenere economicamente le imprese (grandi, medie e piccole) dell’indotto ex Ilva che hanno garantito la continuità produttiva dello stabilimento”.

«Abbiamo fatto le domande per l’avviso regionale – dichiara Nicola Convertino, presidente di Aigi – e penso che i soldi li prenderemo l’anno prossimo. Si è però dimostrata un’iniziativa un pò depotenziata. Probabilmente avevamo mal compreso e per non rientrare negli aiuti di Stato, la misura è stata messa come de minimis. Ma il de minimis è vitale per le imprese poiché ha un effetto moltiplicatore a garanzia di operazioni fatte. Molte imprese sono esposte con le banche con prestiti garantiti da Mediocredito. E questo ora incide sul de minimis, ne prende una percentuale. Facendo un esempio, 8mila euro di de minimis possono essere 2 milioni di garanzie. E quindi se le aziende prosciugano questo bonus, perdono la possibilità di uno strumento e i relativi vantaggi. Incide anche sulla decontribuzione al Sud, per cui 300mila euro di de minimis – ed è l’importo massimo del sostegno regionale – è come se fossero diversi milioni che come garanzie un’azienda può ottenere. I termini dell’avviso si sono chiusi intorno a metà mese e parecchi di noi non hanno potuto accedere, oppure non gli è convenuto poiché tra i due mali, hanno scelto quello minore tenendosi intatti i vantaggi del de minimis. Adesso, comunque, la priorità è ottenere chiarezza sul futuro dell’ex Ilva. Noi per le fatture viaggiamo con cinque mesi di ritardo e ci chiediamo per quelle che emettiamo adesso e che scadono a gennaio e febbraio, ci sarà la copertura finanziaria?» 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/un_aiuto_finanziario_indotto_tre_milioni_di_euro_alle_imprese-9212850.html