Una protesta forte, lunghissima, quella di ieri a Taranto per l’ex Ilva. Come non se ne vedevano da molto tempo. Quello che i sindacati definiscono “piano di chiusura” della fabbrica, ha mobilitato già dal mattino presto con 24 ore di sciopero – terminate oggi alle 7 – sia i lavoratori dello stabilimento che quelli dell’indotto. Intanto, il Consiglio dei ministri – si veda Quotidiano di ieri – ha approvato un decreto legge per assicurare risorse alla continuità dell’azienda. Quella di ieri è stata una giornata convulsa. Si è partiti con le assemblee, una per l’indotto, all’esterno della portineria imprese dello stabilimento, ed una per i dipendenti diretti su un piazzale all’interno della fabbrica. I primi a muoversi in corteo sono stati gli addetti delle imprese. Che dalla loro portineria si sono recati alla direzione dello stabilimento sull’Appia. Sono arrivati che stava terminando l’assemblea dei diretti e quindi i due blocchi di lavoratori si sono uniti andando a presidiare due delle principali statali da e per Taranto: l’Appia per Bari e la Jonica per Reggio Calabria. Insieme ai sindacalisti di Fim, Fiom, Uilm e Usb Alcune centinaia di lavoratori, insieme ai sindacalisti – la protesta è stata indetta da Fim, Fiom, Uilm e Usb. -, sono rimasti sulle due strade per diverse ore ricevendo il sostegno di rappresentanti politici e istituzionali, tra cui il sindaco di Taranto, Bitetti, e il governatore di Puglia, Emiliano.
Il ministro
In tarda mattinata, però, qualcosa si è mosso. Dal ministero guidato da Adolfo Urso parte la convocazione per il polo ex Ilva del Nord – Genova, Novi Ligure e Racconigi – per il pomeriggio del 28 novembre. Incontro al Mimit, presente anche il ministro del Lavoro, Calderone, accogliendo la richiesta dei presidenti delle Regioni Piemonte, Cirio, e Liguria, Bucci, e del sindaco di Genova, Salis. E infatti Bucci e Salis subito apprezzano la risposta del Mimit in una giornata che ha visto altre 24 ore di sciopero a Novi Ligure e la prosecuzione del presidio a Genova (in queste due città la mobilitazione era già cominciata mercoledì). Il fatto però che la convocazione di Urso riguardi solo il Nord e non anche Taranto, viene immediatamente disapprovata dai manifestanti che sono sull’Appia e sulla 106. Parte dunque il pressing sul Mimit e il tiro viene corretto. Con una seconda nota, il ministero annuncia che il confronto su Taranto “seguirà, senza soluzione di continuità, alla riunione già convocata al Mimit su Genova-Cornigliano e sugli stabilimenti del Nord”. Al ministero si spiega il tutto con il fatto che l’area del Nord aveva comunque già chiesto il confronto al ministero e quindi prima si parla di Genova, Novi e Racconigi e poi, presenti gli esponenti di queste aree, si prosegue facendo entrare i rappresentanti di Taranto. A Taranto però vedono il distinguo come una diminuzione per la città e la fabbrica. Meglio, come un segnale che si sta ragionando sullo “spezzatino” industriale, sulla divisione tra Nord e Sud. E questo ha spinto a tenere il blocco dell’Appia sino alle 20.30 – si pensava di protrarlo nella notte – mentre dalla Jonica è stato rimosso alcune ore prima. Il tavolo, si ribatte, deve essere unico a Palazzo Chigi come è sempre avvenuto, non al ministero. “Il Governo ritiri il piano e convochi il tavolo nazionale a Palazzo Chigi”, affermano i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm – Uliano, De Palma e Palombella – evidenziando che “la ripresa del confronto sull’ex Ilva dovrà avvenire esclusivamente a Palazzo Chigi con il ritiro del piano presentato da parte del Governo”. Inoltre, annunciando le imminenti proteste dei siti di Milano, Paderno Dugnano, Marghera e Legnaro, i vertici metalmeccanici sottolineano: “La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si assuma la responsabilità, ritiri il piano di ‘chiusura’ presentatoci negli scorsi incontri come condizione per ripristinare il tavolo nazionale di confronto a Palazzo Chigi garantendo l’integrità e la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti”.
Il vertice
Sul punto, però, fonti del Mimit intervengono ancora e dicono che l’incontro del 28 sarà unitario, che la convocazione per Taranto è stata fatta “accogliendo la precisa richiesta avanzata dalle segreterie territoriali Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto e dal presidente della Regione Puglia, della Provincia e dal sindaco di Taranto. Una richiesta che segue quella formulata dalla Regione Liguria e dal Comune Genova, con le segreterie sindacali territoriali degli stabilimenti del Nord Italia dell’ex Ilva”.
In quanto al nuovo decreto legge, interviene sui 200 milioni già assegnati all’ex Ilva autorizzandola ad utilizzare i 108 milioni residui del finanziamento ponte – “risorse indispensabili per garantire la continuità degli impianti” – fino a febbraio 2026, data in cui è attesa la conclusione della gara per la vendita con l’individuazione dell’acquirente. Dei 200 milioni, 92 sono già stati destinati agli interventi essenziali sugli altiforni, alle manutenzioni ordinarie e straordinarie, agli investimenti ambientali connessi alla nuova Aia e al piano di ripartenza. Ci sono poi nel decreto altri 20 milioni per il biennio 2025-2026, con i quali lo Stato si fa carico dell’integrazione fino al 75% del trattamento di cassa finora sostenuta direttamente dall’azienda. E si interviene anche sul fondi per gli indennizzi ai proprietari di immobili nel quartiere Tamburi: le somme residue del 2025 potranno essere utilizzate per integrare gli indennizzi parziali riferiti alle domande presentate l’anno precedente. Infine, viene riconosciuto ad AdI un indennizzo relativo ai contributi per le imprese a forte consumo di energia, in particolare per gli sconti sulle forniture energetiche e per le quote Ets.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/sciopero_blocchi_stradali_urso_riconvoca_tavolo_c_decreto_governo-9201115.html