Il Governo si muove nuovamente a supporto dell’ex Ilva con un nuovo decreto mentre i lavoratori di Taranto iniziano la loro protesta. Nel Consiglio dei ministri, potrebbe essere presentato un decreto che, modificando la precedente normativa che ha stanziato 200 milioni alle Acciaierie d’Italia per la continuità operativa, amplia le modalità di utilizzo di questi fondi per includere, ad esempio, le manutenzioni degli impianti.

Dai dati raccolti, risultano ancora disponibili una parte significativa dei 200 milioni ricevuti a settembre. Questi saranno oggetto di ulteriori interventi. Il nuovo provvedimento potrebbe includere anche fondi per la formazione professionale di 1.550 lavoratori, con 60 ore di formazione ciascuno, discussi martedì scorso al vertice con i sindacati a Palazzo Chigi.

Formazione e cassa integrazione

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e i commissari delle Acciaierie hanno chiarito che non ci sarà un incremento della cassa integrazione: «La cassa integrazione resta quella programmata, non c’è nessun aumento. Vi sarà un significativo aumento della formazione, essenziale per la sicurezza e la tutela dei lavoratori durante l’intensificazione della manutenzione degli impianti».

I commissari precisano: «Non è previsto alcun aumento dei lavoratori in cassa integrazione oltre le attuali 4.450 unità. Ogni affermazione relativa a un’estensione della cassa a ulteriori 1.550 lavoratori è infondata. I 1.550 lavoratori saranno coinvolti esclusivamente in un programma di formazione».

Le manifestazioni 

Oggi si chiarirà l’evoluzione delle proteste a Taranto. Operai di Genova e Novi Ligure hanno già iniziato a manifestare. Le istituzioni, come i governatori Liguria e Piemonte e il sindaco di Genova, hanno offerto il loro supporto, mentre da Taranto l’unico intervento istituzionale proviene dal presidente della Provincia.

Due assemblee sono previste per le 7 del mattino presso l’ex Ilva, nella sala del consiglio di fabbrica, e davanti alla portineria imprese dei dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria. Le mobilitazioni a Taranto si presentano complesse a causa della sfiducia diffusa radicata in anni di controversie. L’unica richiesta chiara ai sindacati è relativa a misure di tutela per permettere ai lavoratori di ritirarsi con incentivi e pensionamenti anticipati.

Sindacati e futuro

I sindacati insistono sulla difesa dei lavoratori e criticano il Governo. Ferdinando Uliano della Fim Cisl afferma: «Chiediamo le ragioni per l’accelerazione sulla decarbonizzazione, che ci sembra orientata verso una chiusura. Gli acquirenti che si sono proposti sono improbabili. Necessitiamo di chiarezza sul piano di transizione che abbiamo faticosamente negoziato».

Rocco Palombella della Uilm osserva: «Dall’1 marzo tutti gli stabilimenti saranno chiusi. La formazione proposta risulta inutile se gli impianti restano fermi». Infine, Michele De Palma della Fiom esorta: «Occorre togliere la guida al ministro Urso per evitare che l’Ilva e l’industria italiana collassino. La presidente del Consiglio deve prendere una decisione».


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_gestione_governo_operai-9198875.html