Vale circa 65mila euro al mese per Taranto e 200mila euro all’anno per Statte il taglio del ristoro economico ai due Comuni scattato con la nuova Autorizzazione integrata ambientale per l’ex Ilva. Soldi che sino a quella data i due enti locali hanno ricevuto dall’azienda per fronteggiare le maggiori spese di pulizia sopportate a fronte dell’emissione di polveri dalla fabbrica. Il ristoro è stato previsto dall’Aia del 4 agosto 2011 e dai successivi Dpcm del 2014 e del 2017. Quest’Aia è stata poi sostituita dalla nuova lo scorso 25 luglio. I circa 65mila euro al mese per Taranto andavano per 30mila allo spazzamento stradale del rione Tamburi, che il Comune gestiva tramite la partecipata Kyma Ambiente, e i restanti 35mila alla pulizia negli edifici scolastici, appaltata dal Comune ad un’impresa esterna. I 200mila euro annui per Statte venivano invece utilizzati dal Comune nel Pef, il Piano economico finanziario, per ridurre la Tari pagata dai cittadini, che ora rischia di aumentare.

La risposta 

Il Comune di Taranto ha già chiesto il ripristino del ristoro ma ha ricevuto una risposta negativa dai commissari di AdI e dal ministero dell’Ambiente. Acciaierie d’Italia ha già fatto presente al sindaco Piero Bitetti che la nuova Aia non ha recepito la richiesta di prescrizione avanzata dall’ente nel parere espresso il 17 luglio. In quella sede, i Comuni di Taranto e di Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia dissentirono sull’Aia, approvata invece dai ministeri partecipanti alla conferenza dei servizi, osservando che la nuova autorizzazione proseguiva per il siderurgico la produzione con gli altiforni a carbone e non affrontava la decarbonizzazione, rivendicata dalle istituzioni del territorio per abbattere l’inquinamento. Tuttavia il Comune di Taranto chiese che con la nuova Aia comunque si prescrivesse al gestore “il ristoro al Comune degli oneri derivanti dalla pulizia delle strade prospicienti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche del quartiere Tamburi”. La richiesta è stata però respinta dal Mase e AdI ha comunicato che “l’azienda, assoggettata alle stringenti disposizioni della normativa sulla gestione delle imprese in crisi in amministrazione straordinaria, ha dovuto interrompere l’applicazione della prescrizione”. Il sindaco di Statte, Fabio Spada, ha invece scritto alla premier Giorgia Meloni e ai ministri delle Imprese, Adolfo Urso, e dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, manifestando “il proprio sconcerto. L’ipotesi di non confermare le prescrizioni non è emersa neanche in conferenza di servizi, alla quale questa Amministrazione ha partecipato e reso il proprio parere. Anzi, il Comune di Taranto, beneficiario assieme al Comune di Statte, ha espressamente condizionato il proprio parere favorevole alla prescrizione per il gestore di ‘garantire il ristoro al Comune degli oneri derivanti dalla pulizia delle strade prospicenti lo stabilimento e di tutte le aree pubbliche nel quartiere Tamburi’. Le circostanze che a suo tempo hanno portato a stabilire il ristoro degli oneri dovuti dalla pulizia delle strade circostanti lo stabilimento da parte del gestore dello stabilimento in favore del Comune di Statte, restano sostanzialmente ancora in essere – scrive Spada al Governo -, nonostante la realizzazione di alcuni interventi quali la copertura dei parchi minerali e l’applicazione di filtri ai camini emissivi”. Per il sindaco di Statte, infatti, “le emissioni causate dall’attività dello stabilimento ex Ilva, ed in particolare quelle di natura pulverulenta, non sono generate esclusivamente dai camini e dalle aree di deposito minerali”, ma “provengono in modo diffuso dall’intera area dello stabilimento, oltre che dalle attività di estrazione del calcare nella cava sita a ridosso del centro abitato. Inoltre – argomenta Spada – la situazione attuale è comunque riferita ad una produzione estremamente ridotta rispetto al potenziale effettivo degli impianti” e “il provvedimento di Aia rilasciato prevede una produzione a regime di 6 milioni di tonnellate l’anno che, per i primi anni, sarà effettuata utilizzando gli attuali impianti produttivi, in attesa della (programmata) decarbonizzazione del ciclo produttivo”. Come Taranto, anche Statte chiede al Governo “di rivedere la decisione circa la mancata riconferma di quanto previsto in quanto appare un ulteriore danno socio-sanitario inferto al territorio e alla popolazione residente”.

Lo scenario

E sul ripristino del rimborso una possibilità potrebbe esserci, sebbene non immediata. Acciaierie l’avrebbe anche indicata al sindaco Bitetti. Consiste nell’aspettare che si insedi la nuova proprietà dell’ex Ilva con la quale trattare un accordo sugli interventi per la città. I commissari hanno fatto presente a Bitetti che le compensazioni per il territorio rientrano tra le richieste poste a base del bando di gara e questo, quindi, sarebbe l’ambito in cui inserire i costi del servizio suppletivo di pulizia. Secondo fonti di Acciaierie, il ristoro era una “misura varata con validità temporanea fino alla realizzazione delle prescrizioni atte al contenimento delle emissioni non convogliate di polveri. A valle degli enormi investimenti realizzati (alcune centinaia di milioni di euro) quali la copertura dei parchi minerali e fossili, la copertura dei parchi minori, la chiusura dei nastri trasportatori e la chiusura delle torri di smistamento, tutte attività certificate da Ispra, sono venute meno le condizioni per il riconoscimento del ristoro. Il Comune di Taranto, pur consapevole di ciò, non ha proposto alcuna voce di ristoro all’interno del Parere istruttorio conclusivo della nuova Aia, che ha visto totalmente accolte le richieste formulate dai Comuni di Taranto e Statte, dalla Provincia di Taranto e dalla Regione Puglia”. E quindi, per AdI, “il ristoro preteso dal Comune di Taranto non è previsto nell’Aia attualmente in vigore perché non proposto e quindi non recepito”. 


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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/nella_nuova_aia_stop_ai_ristori_comuni_scrivono_al_ministro-9183006.html