Il Governo italiano e la Commissione Europea difendono l’acciaio. Il messaggio arriva dall’assemblea annuale di Federacciai svoltasi ieri a Bergamo. Ma se per la siderurgia in generale le priorità sono tutelarsi dal Green Deal – per evitare che la decarbonizzazione si traduca nella desertificazione industriale -, dal caro energia e dall’aggressività commerciale dei Paesi extra Ue, per l’ex Ilva di Taranto, invece, la priorità è sopravvivere e cercare di uscire da una crisi che dura da troppo tempo. Oggi alle 18 a Palazzo Chigi il Governo incontra i sindacati per esporre a che punto sono le trattative con i due fondi americani candidatisi ad acquisire tutto il gruppo, e in particolare con Bedrock, e soprattutto cosa si intende fare da ora in avanti.
La situazione dell’ex Ilva è molto complicata, Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, lo ha richiamato. «L’Ilva – dice Gozzi – è meno del 10% della produzione nazionale. Versa in una grave e profonda crisi». E «il fatto che nessun industriale siderurgico italiano o straniero si sia presentato all’asta indetta dal ministero, evidenzia la gravità della crisi». Per Gozzi «quell’assenza di proposte significa che gli operatori industriali ritengono che a Taranto oggi non esistano più le condizioni per fare industria dell’acciaio». Occorre quindi creare «le condizioni abilitanti che consenta a qualche industriale di avvicinarsi a Taranto – chiede il presidente di Federacciai -. E le condizioni sono, la prima, sapere dai tarantini se vogliono avere l’industria o no. Perché quando sento dire che il Comune è contrario anche all’impianto di Dri, cioè è contrario anche all’impianto per produrre acciaio decarbonizzato, allargo le braccia e dico che la partita é persa. Quindi un chiarimento lì è indispensabile. Poi bisogna creare le condizioni abilitanti. Se faccio un Dri utilizzando fondi europei per un miliardo, devo garantirmi che il prezzo del gas che farà funzionare quel Dri, sia competitivo. Non posso immaginare di spendere denaro pubblico per avere un impianto che produce in perdita. Un’altra perdita dello Stato sovvenzionata dallo Stato? Non può essere – rileva Gozzi -. Bisogna perciò sedersi al tavolo per trovare con l’Eni e con altri operatori del gas la possibilità di fare contratti a lungo termine ad un prezzo del gas decente. Poi bisogna andare da Cattaneo – afferma Gozzi riferendosi a Flavio Cattaneo, ad di Enel, peraltro presidente all’evento di Federacciai – e dagli altri produttori elettrici e dire: è una missione nazionale, quindi fate uno sforzo anche voi perché il prezzo dell’energia elettrica dei forni elettrici di Taranto sia un prezzo il più vicino possibile alla competizione europea».
Inoltre, per Gozzi, «è chiaro che chi arriva per cercare di salvare, ‘in articulo mortis’, Taranto non può farsi carico né delle bonifiche ambientali, la gran parte dei terreni che non sono più necessari, né del piano sociale che sarà necessario, perché anche se si arrivasse ai 4-5 milioni di tonnellate di produzione consentite dall’Aia, cosa che mi sembra difficile raggiungere, non servono le persone che erano necessarie per fare 10 milioni. E quindi bisogna costruire un piano sociale e gestire la riconversione occupazionale di quei lavoratori. Sarebbe un’Ilva ridimensionata, ma consentirebbe di mantenere un presidio fondamentale per il Paese. Ogni volta che penso a Taranto – dice Gozzi -, più che ai coils, penso alle lamiere e penso alla Fincantieri. Che è una delle nostre aziende di punta. Un esempio di industria moderna. Immaginate voi la Fincantieri che per comprare le lamiere per fare le Fremm, le navi della difesa europea, deve andare a chiedere ai cinesi come sta facendo oggi per le navi da crociera. Non quadra».
E nel messaggio a Federacciai, la premier Giorgia Meloni non tocca affatto il tema ex Ilva ma dice che la siderurgia «costituisce uno dei temi vitali della Ue”. Tuttavia c’è stato «un approccio regolatorio europeo improntato più all’ideologia che alla realtà. Serve ripensare profondamente la politica ambientale europea che così come è stata portata avanti sinora, ha finito solo con l’avvantaggiare i nostri concorrenti globali. Abbiamo lavorato per rimettere in discussione l’architettura stessa del Green Deal e i primi risultati. stanno arrivando. Abbiamo anche ottenuto un percorso più lento di riduzione delle quote gratuite ETS per i settori industriali già coperti». Sottolinea Gozzi: «Senza quote gratuite di CO2, tutti gli altiforni europei sono destinati a chiudere per gli insostenibili extracosti”.
«Lo status quo sulla siderurgia non è accettabile – rileva il vice presidente della commissione UE, Raffaele Fitto, a Bergamo insieme all’altro vice presidente Stéphane Séjourné -. La Commissione UE sta dando qualche segnale. Il piano per l’acciaio è uno dei questi». Indica, sostiene Fitto, «una strategia molto ampia», mentre «il provvedimento di ottobre sul regolamento sulla salvaguardia dell’acciaio, con le scelte molto forti e nette assunte, è un’occasione importante per rappresentare un cambio di passo», anche se bisogna fare i conti con «la complessità della discussione europea». Inoltre, per Fitto, «siamo alla vigilia di un passaggio molto importante, quello dell’approvazione a dicembre dell’acceleratore industriale europeo, che è occasione per dare risposte ancora più precise».
Ieri, intanto, l’ex Ilva ha avviato a Taranto la fermata dell’altoforno 4, l’unico in marcia, per sottoporlo a manutenzione. La fermata comincia da oggi, comunicano i sindacati, ed è stata accorciata: da 72 a 48 ore. Giovedì l’impianto dovrebbe ripartire. Infine sempre ieri il Tar di Lecce con un decreto ha confermato la presenza del Codacons al tavolo di oggi sull’ex Ilva come già deciso il 24 ottobre. Il ministero dell’Ambiente si era opposto.
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/regione/federacciai_gozzi_taranto_ex_ilva_cosa_succede-9180901.html
