Sono circa 200 le segnalazioni sul cattivo odore di gas manifestatosi ieri per alcune ore in diverse zone di Taranto, giunte al link specifico dell’Arpa, l’Agenzia della Regione Puglia per la protezione dell’ambiente. E da Palazzo di Città sono partite due lettere per avere chiarimenti sull’accaduto che molta preoccupazione ha sollevato tra i cittadini: una è del sindaco Piero Bitetti, indirizzata ad Arpa Puglia ed Asl Taranto, e l’altra è del dirigente comunale all’Ambiente, Alessandro De Roma, alla sola Arpa Puglia. Ma a diverse ore di distanza dall’accaduto, la fonte emissiva non è ancora chiara. Ipotesi diverse, dalle navi in Mar Grande (e l’altro ieri mattina ne stavano 6, di cui 3 in rada e altrettante al pontile Eni) all’ex Ilva, dalla raffineria Eni al cantiere in attività su corso Italia, ma riferimenti basati quantomeno su una ragionevole certezza, pochi, se non nessuno. A parte il fatto che i vari soggetti chiamati in causa hanno tutti smentito qualsiasi responsabilità. E poi la variabilità del vento l’altro ieri mattina, non ha certo aiutato a focalizzare la situazione. Inoltre, c’è da precisare che in corso Italia, dove il cattivo odore del gas è stato avvertito con nettezza, gli operai di un’impresa impegnata in alcuni lavori avrebbero provocato la rottura di una condotta e poi Italgas sarebbe stata chiamata per ripararla.

Gli accertamenti

Resta comunque l’interrogativo di fondo: come mai in una città pure così vigilata e controllata sul fronte ambientale, spesso non si riesce a venire a capo di fenomeni come quello verificatosi giovedì mattina? Quotidiano ha interpellato Arpa Puglia e questa ha così risposto. “L’analisi delle concentrazioni di benzene e H2S, sostanze odorigene rilevate dalla rete di monitoraggio di Arpa Puglia, non ha rilevato variazioni apprezzabili (l’H2S è l’acido solfidrico)”.

“È tuttavia bene precisare – dice Arpa Puglia – che la rete di monitoraggio della qualità dell’aria ha lo scopo di rilevare gli inquinanti normati dalla legislazione italiana (decreto legislativo 155/10) in recepimento di analoga normativa comunitaria. Non ha quindi la finalità specifica di monitorare sostanze odorigene, anche se alcuni degli inquinanti monitorati, come benzene o idrogeno solforato, in determinate concentrazioni sono rilevabili dall’olfatto umano. L’odore, inoltre, è spesso generato da una miscela di sostanze, spesso in concentrazioni estremamente basse, non tutte rilevabili attraverso sistemi di monitoraggio automatico come quelli impiegati nelle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria. Per tale motivo – afferma Arpa – per la rilevazione degli odori si utilizzano altre tecniche: ad esempio l’olfamettria dinamica, utilizzata però per il monitoraggio delle emissioni da sorgenti e non in aria ambiente, o i cosiddetti nasi elettronici, che richiedono un lungo periodo di addestramento e sono anch’essi impiegati prevalentemente per monitorare determinate sorgenti emissive sito specifiche”. In particolare, per l’acido solfidrico il 6 novembre, afferma Arpa, “i valori si sono sempre mantenuti su livelli bassi, inferiori alla soglia di percezione di 7 microgrammi per metro cubo. Il valore più alto si è riscontrato alle ore 7 nel sito ospedale Testa”. E ancora, sostiene Arpa, “i valori si sono sempre mantenuti su livelli inferiori alla soglia oraria di 27 microgrammi per metro cubo utilizzata, in assenza di riferimento normativo nazionale, per la media sul breve periodo di osservazione quale riferimento per l’individuazione di eventi di inquinamento acuto da benzene. Il valore più alto di benzene si è riscontrato alle ore 8 presso la centralina ospedale Testa”. L’agenzia per l’ambiente della Regione dice anche che il 6 novembre “il Portale Odori di Arpa Puglia ha registrato dalla città di Taranto complessivamente 204 segnalazioni, conteggiate a valle dell’attività di validazione ed elaborazione” e “l’analisi dei dati anemometrici ha evidenziato, durante le ore corrispondenti all’evento, una velocità del vento pari a circa 2,0 metri con direzione prevalente da Ovest-NordOvest”.

Le centraline

La città ha una rete di centraline. Ai Tamburi ne esiste una in via Orsini che è dell’ex Ilva ma è inserita nella rete regionale in quanto insiste su un luogo pubblico, e poi ve ne sono altre nelle vie Machiavelli, Archimede e Deledda, le quali appartengono tutte alla rete regionale. Altre pubbliche sono posizionate nel rione Paolo VI, a San Vito insieme a quella meteo e in via Trentino, mentre a Talsano, vicino alla scuola Ugo Foscolo, ci sono i deposimetri.

Non tutti gli impianti hanno però gli stessi sensori. Solo alcune centraline sono infatti munite del dispositivo per registrare l’idrogeno solforato, che peraltro ha una soglia olfattiva molto bassa, tuttavia nessun dato specifico è stato riscontrato. A Taranto, spiegano fonti tecniche, la gran parte degli odori coinvolge lo zolfo e ne gira tanto tra petrolio, carbone, idrocarburi e combustibili.

L’indicatore dello zolfo è l’idrogeno solforato, che da luogo a un odore di uova marce. Inoltre, gli impianti rilevano anche l’anidride solforosa, ma per avvertirne l’odore devono esserci determinate condizioni.

Con l’altro ieri, l’idrogeno solforato aveva a che fare e per i tecnici chiunque abbia dichiarato di aver sentito l’odore delle uova marce, vuol dire che ha avvertito nell’aria la presenza dell’idrogeno solforato, solo che le centraline non l’hanno captata a causa del vento.

I tecnici parlano infatti di masse d’aria schiacciate al suolo, spostate dal vento di qui e di là ma non spazzate via. Vento che prima era da Sud e poi da Nord.

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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/il_giallo_puzza_di_gas_oltre_200_le_segnalazioni-9175354.html