L’appuntamento è per l’inaugurazione della nuova “Casa del made in Italy” in via Amendola a Bari. Ma il tema principale per l’economia in Puglia resta sempre lo stesso: l’ex Ilva di Taranto. E il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non si è sottratto alle domande sul siderurgico. A cominciare da quella sull’ipotesi di nazionalizzazione, riproposta poco prima dal presidente della Regione, Michele Emiliano, sulla quale si ridefinisce contrario. “La nostra Carta costituzionale – ha spiegato Urso – non consente la nazionalizzazione di un impianto siderurgico. I padri costituenti decisero che questo fosse possibile solo a tre condizioni, nella Carta è espressamente prescritto che si possa nazionalizzare un’impresa di produzione energetica, come poi realmente avvenne negli anni successivi, un’impresa che agisce in un regime di monopolio, e non è il caso degli impianti siderurgici di Taranto, e che sia un servizio pubblico essenziale”. Il ministro ha poi aggiunto: “I tre casi in cui i padri costituenti deciso di rendere possibile un esproprio salvo indennizzo non contemplano un impianto siderurgico”. Ma al di là della risposta Costituzione alla mano a Emiliano, con il governatore è chiara una convergenza, uno spiraglio sul controllo dello Stato della più grande acciaieria d’Europa, definita dallo Stato stesso “sito di interesse strategico nazionale”. “Altra cosa – ha infatti precisato il ministro – è che lo Stato attraverso suoi strumenti finanziari partecipi alla gara e faccia un’offerta migliore di quella fatta eventualmente da privati. Peraltro era quello che tentavano di fare nella precedente gara, quando vi furono due cordate una delle quali vedeva come parte significativa essenziale proprio Cassa depositi e prestiti, ma fu assegnata all’altra cordata guidata da Mittal”. Una strada che lo stesso Emiliano aveva indicato, dopo aver precisato che è Antonio Decaro ad essere d’accordo con lui sulla nazionalizzazione, vista la la proposta lanciata dal candidato alla sua successione, e non viceversa. “Sono contento che ha la stessa posizione – ha sottolineato-, ovviamente la nazionalizzazione è un’operazione estremamente complessa che può essere realizzata solo all’interno di una gara, non può essere una nazionalizzazione per decreto, non può essere un esproprio, che sarebbe contrario alle norme europee, però è sicuramente una delle possibili soluzioni. Resta il fatto che la costruzione dei forni Dri – i Direct reduced iron, noto anche come “preridotto” – non può che essere pubblica e già questa è una cosa molto importante, perché se la proprietà dei forni che risolveranno strategicamente l’innovazione della fabbrica è di società pubbliche già questo è un bel passo”. Il nodo è sempre lo stesso. La salute dei lavoratori e dei cittadini, l’impatto su un ambiente già provato dalla presenza dell’industria e il lavoro. La soluzione a medio raggio una gara, quindi, con la partecipazione di una società di Stato che possa aggiudicarsi la gestione del siderurgico, per poi condurlo verso un futuro che a oggi non si intravede per la città e per gli oltre 12 mila lavoratori. «Questa è l’unica via – ha sottolineato ancora Urso – per prendere eventualmente sotto controllo pubblico un impianto siderurgico sotto amministrazione straordinaria”, per poi aggiungere che “martedì prossimo saremo in condizioni di presentare in maniera compiuta sia lo stato dei negoziati con coloro che hanno manifestato interesse ad acquisire gli impianti sia lo stato di realizzazione del Dri che vogliamo fare a Taranto, sia le modalità di approvvigionamento di gas che servono per gli impianti del Dri e per gli impianti dei forni elettrici, sia al processo il processo che ci porterà alla reindustrializzazione della aree lasciate libere dagli impianti siderurgici per le quali abbiamo già fortunatamente molte manifestazioni di interesse».
Ministro e governatore hanno parlato di piena collaborazione e di aggiornamenti serrati sul tema: «Ci siamo sentiti negli ultimi due giorni». Ci sono poi altri aspetti tecnici, legati alla “decarbonizzazione”, che Emiliano ha definito “la migliore delle soluzioni possibili ma non il miracolo che risolve ogni contraddizione”. Si va dai forni elettrici, sui quali Urso ha parlato di ulteriore confronto ieri stesso con i sindacati , all’approvvigionamento di gas per i futuri impianti: «che non è affatto facile avendo il Comune rifiutato il possibile approdo di una nave rigassificatrice». Urso ha anche difeso l’Autorizzazione integrata ambientale, nonostante non abbia previsto l’obbligo di ripulire il quartiere Tamburi dalle polveri del siderurgico, come è emerso in questi giorni. «L’Aia- ha spiegato è stata fatta secondo le più avanzate norme europee e risponde a ogni criterio di legge. È l’Aia più avanzata in Europa per quanto riguarda il rispetto della salute e dell’ambiente».
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/ex_ilva_nazionalizzazione_governo_urso_cosa_ha_detto-9176512.html
