Il primo piede su un palco lo ha messo ad appena 14 anni a Martina Franca. A 22 ha indossato la fascia di “Più bello d’Italia” ed oggi, che di anni ne ha 54, Beppe Convertini è un professionista a tutto tondo: attore in Tv, al cinema e in teatro, conduttore radiofonico e televisivo, autore di libri e persino fotografo con all’attivo diverse mostre che hanno documentato i suoi viaggi come testimonial di Terre des hommes. Per non parlare dell’ultimo exploit, quello come ballerino a “Ballando con le stelle”: un’esperienza che porterà nel cuore nonostante sia stato oggetto delle critiche spietate di Selvaggia Lucarelli e poi anche il primo concorrente ad essere eliminato.
Convertini, partiamo dall’ultima avventura televisiva: come mai ha deciso di misurarsi su un terreno, quello del ballo, che non è il suo?
«Ho ricevuto la chiamata di Milly Carlucci il 5 agosto, il giorno del compleanno di mia mamma, che di anni ne ha 88 ed è una fan del programma. Ero con lei, stavamo andando a una cena con le mie sorelle, i nipoti e i pronipoti e quando ha sentito l’invito di Milly era tutta contenta, le brillavano gli occhi. Così, quando un mese dopo ho accettato, l’ho fatto soprattutto per lei: per regalarle un’emozione».
E com’è andata?
«Mia madre si è divertita tantissimo a vedermi in Tv e poi sono riuscito a farla venire a Roma, in studio, dove le ho presentato i miei compagni di avventura e regalato delle rose. È stato bellissimo averla per qualche giorno con me».
Come avete preso l’eliminazione?
«Con grande gioia: il programma è uno show straordinario e io non ero certo lì per vincere. Non ho mai ballato in vita mia: mi sono messo in gioco, ho accettato la fida e sono andato lì per imparare. Del resto, ballare fa bene al cuore, è uno sporto completo, ti libera la mante e ti fa stare a contatto con te stesso. Ho avuto l’opportunità di fare tutto questo ed è stata un’esperienza straordinaria. Essere eliminati fa parte del gioco».
Selvaggia Lucarelli l’ha definita “l’uomo medio”: l’ha infastidita questa critica?
«Tutt’altro: sono fiero di essere un uomo medio perché vuol dire che sono garbato, educato, rispettoso, un gran lavoratore. Vuol dire che rappresento milioni di italiani e di italiane che hanno valori e radici solide, che si occupano della famiglia. Sono anche un provinciale e ne vado fiero: rappresento la gente di provincia che è autentica, generosa, laboriosa. Gli uomini e le donne medie sono il cuore pulsante della nostra Italia e se ce ne fossero di più il mondo andrebbe certamente in una direzione migliore».
A proposito di provincia, la sua prima volta sul palco è stata al Festival della Valle d’Itria nella “sua” Martina Franca. Che ricordo ha di quella esperienza?
«Ho iniziato come comparsa a 14 anni e lì, sul palco di quel festival fondato da Paolo Grassi, ho assaporato per la prima volta la grandezza del teatro e l’emozione di essere davanti ad un pubblico. Negli stessi anni ho iniziato a fare il modello in Puglia, fino a che non mi sono trasferito a Torino per studiare Economia».
Da lì, non si è più fermato.
«Ho fatto tanta gavetta. Quando studiavo ho iniziato a calcare le passerelle: ho sfilato per i grandi stilisti, da Armani a Versace, da Ferré a Valentino. Questo lavoro mi ha permesso di viaggiare tanto in Europa e nel mondo, di imparare le lingue, di approcciarmi a nuove culture, nuove tradizioni, nuovi modi di pensare ed è stato per me un’occasione di crescita umana straordinaria».
Come è passato dalla carriera di modello a quella di attore?
«Ho iniziato a fare dei provini: in particolare il primo è stato per uno spettacolo, “Il passerotto”, il cui protagonista era Leopoldo Mastelloni. Non mi sono mai tirato indietro davanti a nulla: ho fatto anche l’inviato per il Festivalbar. A un certo punto, però, ho compreso che quello che mi sarebbe piaciuto fare veramente era l’attore, perché questo lavoro ti permettere di vivere le vite degli altri, di interpretare ruoli che sono diversi da te e questo è molto affascinante».
Nella sua, di vita, c’è spazio anche per le missioni umanitarie.
«Come testimonial di Terre des hommes sono stato nei centri per profughi siriani di Aarsal e Zarqa, in Giordania, i cui racconti fotografici sono diventati delle mostre. Sono stato nelle baraccopoli del Myanmar per un’esperienza che viene raccontata dalla mostra video-fotografica “La loro vita non è un gioco”. Poi sono stato ad Haiti con l’Unicef, nelle favelas e sulla base di queste esperienze ho scritto il mio primo libro, che racconta le esperienze fatte in missione».
Quanto è importante mettere la propria popolarità a servizio delle cause umanitarie?
«La popolarità serve soprattutto per questo. Ora sono testimonial di Nastro Blu, la campagna Lilt sulla prevenzione dei tumori maschili, ed è molto importante per me perché ho perso mio padre di tumore ai polmoni quando avevo 17 anni. Lì ho capito quanto sia importante aiutare il prossimo: credo che aiutare gli altri sia l’unico vero motivo per il quale è importante essere popolari».
In quale dimensione delle tante che ha esplorato si sente più a suo agio?
«Il bello del mio mestiere è poter variare e io cerco sempre nuove sfide. Mi piace anche raccontare il territorio, far conoscere le bellezze e i segreti della nostra bella Italia in programmi come “Linea Verde” o “Azzurro storie di mare”».
Qual è il suo rapporto con la Puglia e con Martina Franca in particolare, ora che vive lontano da tanti anni?
«Martina è magia perché rappresenta le mie radici: colori, odori e sapori unici per me. Lì ho la mia famiglia e bellissimi ricordi d’infanzia. È il luogo dove mi sento sempre coccolato e protetto e ci torno sempre con grande piacere».
Un bilancio, personale e professionale, dei suoi primi 54 anni.
«Mi sento un uomo fortunato perché faccio quello che ho sempre desiderato fare: l’attore e il conduttore. Ho fatto tanti sacrifici per arrivare fin qui, la gavetta è stata lunga e dura, anche perché quando ho perso mio padre, non ancora maggiorenne ho preso su di me il peso della famiglia. Sono molto fiero di tutto quello che ho fatto fin qui».
E cosa c’è nel suo futuro?
«Continuo a condurre “Uno Mattina in famiglia” nel weekend, mentre a giugno partirò con la sesta stagione di “Azzurro Storie di mare”. Tra qualche giorno, invece, esce il mio nuovo libro, “Il Paese delle tradizioni”, che mi porterà in giro per l’Italia a raccontare le sagre, le infiorate, i riti e tutte quelle tradizioni millenarie che fanno della nostra Italia il paese più bello del mondo».
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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/regione/educato_lavoratore_un_uomo_medio_ne_vado_orgoglioso-9175310.html
