Senza sindaco non ci sarà il consiglio comunale previsto per oggi. Senza Piero Bitetti si terrà ugualmente, invece, il vertice che era stato fissato per domani al Ministero delle Imprese. Il tema è lo stesso per entrambi gli appuntamenti: l’accordo di programma per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Il Governo nazionale, con quello regionale, va avanti. Mentre il nodo Ilva ha fatto inciampare la nuova amministrazione comunale del capoluogo jonico, a meno di due mesi dalle elezioni.

Il primo cittadino Bitetti, l’altro ieri sera, ha rassegnato le dimissioni dopo la contestazione degli ambientalisti che si erano assiepati davanti a Palazzo di città, perché contrari alla proposta di intesa fatta dal Governo per il siderurgico. Dimissioni con effetto immediato sulle quali il sindaco di centrosinistra potrà avere un ripensamento entro i prossimi venti giorni. Un passo indietro, se torneranno a esserci quelle condizioni di “agibilità politica” che, come ha scritto il primo cittadino, attualmente non ci sono più.

Per tutta la giornata di ieri Bitetti si è chiuso in una pausa lontana dai riflettori. Niente comunicazioni, nessuna riunione politica, né conferenza stampa. I fedelissimi raccontano di una giornata trascorsa a riflettere, dopo la burrasca dell’altra sera, nella tranquillità delle mura domestiche.

La politica invece si è interrogata sugli effetti di questa decisione del sindaco, arrivata in modo dirompente. Sullo sfondo della vicenda, le ipotesi politiche: che con le proteste degli ambientalisti non hanno a che fare. L’opposizione accusa velatamente Bitetti di voler solo saltare l’ostacolo dell’accordo di programma e della riunione a Roma per ritirare, subito dopo, le dimissioni. Mentre in altri ambienti politici si sussurra di scricchiolii interni allo schieramento di maggioranza – e in particolare all’interno del Partito Democratico – come causa dell’inagibilità politica che ha portato alle dimissioni di Bitetti. Quelle dimissioni sarebbero un aut aut sottinteso del sindaco ai suoi consiglieri: o si trova l’unità di pensiero (e di voto) sull’Ilva o si va tutti a casa. Di nuovo.

In ogni caso è una battuta d’arresto importante per la sua giovanissima amministrazione, il primo terremoto politico che lascerà comunque strascichi anche in caso di revoca delle dimissioni. Ma per ora, il ritiro è arrivato solo per la convocazione del consiglio comunale che avrebbe dovuto esprimere – oggi, alla vigilia del confronto decisivo di domani al ministero – la posizione dell’assemblea cittadina sul futuro della grande fabbrica dell’acciaio.

La proposta di riconvertire gli attuali altiforni in forni elettrici per una produzione decarbonizzata non ha convinto né il primo cittadino dimissionario né la sua maggioranza, almeno nella formulazione che prevede creazione di altri impianti a supporto: ai forni elettrici andrebbero aggiunti quelli per realizzare il preridotto e, a valle, per alimentare questa “nuova” fabbrica, una nave rigassificatrice. Peraltro con un orizzonte temporale medio-lungo. Con il mantenimento dell’attuale produzione nel breve periodo.

Certo, il cielo non era sereno già prima delle proteste e delle dimissioni. Nelle ultime settimane gli ambientalisti e una fetta di cittadini erano riuniti in assemblee continue, quasi in forma permanente, per chiedere lo stop deciso all’inquinamento dell’acciaieria da subito e per ribadire il “no” alla nave rigassificatrice. La richiesta era indirizzata a Palazzo di città, a quel Consiglio comunale che oggi avrebbe dovuto chiarire la sua posizione su ambiente ed ex Ilva. Proprio davanti al Municipio stamattina si terrà un nuovo sit-in degli attivisti. Continuano le proteste, dunque, con assemblee mattina e pomeriggio a Taranto. Ed è stato confermato ieri mattina il vertice al Mimit dal ministro Urso, dopo un colloquio con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

L’ipotesi più accreditata è che domani, a Roma, si procederà con un accordo “depotenziato”: primo sì solo ai tre forni elettrici, come peraltro il Comune di Taranto aveva già proposto prima delle dimissioni di Bitetti. Per impianti di preridotto e Dri, così come per la nave rigassificatrice, la decisione probabilmente verrà rimandata. Quest’orientamento rispecchierebbe anche quanto hanno dichiarato gli esponenti della maggioranza del Comune che hanno sottoscritto un documento congiunto al termine della conferenza dei capigruppo e di una successiva riunione ristretta alle sole forze politiche di governo. Nessuna richiesta di ripensamento rivolta a Bitetti nella nota. Dopo aver condannato quanto accaduto al sindaco e avergli espresso solidarietà hanno poi scritto cosa pensano dell’accordo di programma: «Come cittadini di Taranto abbiamo a cuore e siamo interpellati dalla scelta delle prospettive dell’acciaieria. Riteniamo che la decarbonizzazione, con la progressiva chiusura dell’area a caldo a carbone, sia la strada percorribile, ma l’accordo di intesa, così come proposto dal Governo, ci sembra che rechi precarietà, improvvisazione, assenza di certezze per il rispetto della salute e del lavoro nella nostra città».

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Fonte:
https://www.quotidianodipuglia.it/taranto/taranto_dimissioni_piero_bitetti_cosa_succede_ora_ex_ilva-8986354.html